Sembrano non esserci parole, solo indignazione. L'attesa era tanta, dopo decenni di lotta, dopo le migliaia di morti. Il processo Eternit, quello che da più parti era stato definito il maxi-processo del secolo in tema di lavoro e salute, si è spento così, in Cassazione, dove la condanna a 18 anni del magnate svizzero Stephan Schmidheiny è stata annullata per avvenuta prescrizione. Ma com'è possibile che il diritto di un Paese democratico riconosca prescritto un reato che ancora oggi provoca morti, un reato in essere come non mai, visto a Casale Monferrato, la terra più colpita dalla tragedia, ogni anno si riscontrato 50 nuovi casi di mesotelioma?
La morte non si prescrive, il mesotelioma non è un fantasma. Ditelo a tutte le persone che non ci sono più, agli operai, ma anche coloro che con la fabbrica nulla avevano a che fare e la vita ce l'hanno rimessa. Ditelo a chi ha lottato e ha visto scomparire compagni, amici e familiari lunga la strada. Ditelo a chi vive con la paura di scoprire quel male dentro di sé. Il cancro non si prescrive, non scherziamo nemmeno. E come dice Bruno Pesce, il faro di questa lotta da anni, "la lotta è persa solo se si abbandona". Quindi è proprio ora il momento di stare più vicini a questa battaglia, di continuarla, di non lasciare che la tragedia scorra. Non è silenziosa, grida mai così forte.
giovedì 20 novembre 2014
domenica 6 aprile 2014
Migliaia in marcia ad Arquata, la polizia carica ma le reti cadono
Una giornata straordinaria quella di oggi per il Movimento No Tav – Terzo Valico. Migliaia di persone hanno marciato ad Arquata Scrivia percorrendo le vie del paese fino a raggiungere il cantiere del Terzo Valico di Radimero dove, da progetto, è previsto l’arrivo della “Talpa” per lo scavo del tunnel di valico direzione Genova. Arrivati al cantiere donne e uomini, giovani e anziani hanno mantenuto le promesse e indossati i caschetti No Tav nel rispetto della normativa sulla sicurezza, hanno iniziato a tagliare e ad abbattere le recinzioni del cantiere del Cociv, il consorzio costruttore dell’opera capitanato dal gruppo Salini-Impregilo.
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martedì 18 marzo 2014
sabato 20 luglio 2013
Romana Blasotti Pavesi medaglia d’oro al merito della sanità pubblica per la lotta contro l'Eternit
"Presidente dell'Associazione Familiari Vittime dell'Amianto dal 1988, può essere definita il simbolo della lotta all'amianto per l'impegno, l'umanità, la passione e la forte determinazione con cui si batte perché tutte le vittime della fibra killer del mesotelioma possano avere giustizia. La straordinaria volontà dimostrata in tutti questi anni ne ha fatto un punto di riferimento nazionale. Sotto la sua guida l'Associazione Afeva ha assunto un ruolo di rilievo sia in Italia sia all'estero nella battaglia contro l’amianto".
Queste le motivazioni con cui Romana Blasotti Pavesi, per molti semplicemente Romana, è stata insignita della medaglia d'oro al merito della sanità pubblica. Un riconoscimento importante, che sigilla ancor di più una battaglia ben nota che questa grande donna conduce da decenni. Ad accompagnarla a Roma in occasione della consegna, avvenuta venerdì 19 luglio, oltre al figlio Ottavio, gli amici casalesi e romani di Voci della Memoria.
Grazie Romana!
Queste le motivazioni con cui Romana Blasotti Pavesi, per molti semplicemente Romana, è stata insignita della medaglia d'oro al merito della sanità pubblica. Un riconoscimento importante, che sigilla ancor di più una battaglia ben nota che questa grande donna conduce da decenni. Ad accompagnarla a Roma in occasione della consegna, avvenuta venerdì 19 luglio, oltre al figlio Ottavio, gli amici casalesi e romani di Voci della Memoria.
Grazie Romana!
martedì 4 giugno 2013
Eternit, la strage continua: processo Torino esempio per mondo
Torino 4 giu. (LaPresse) - Quella dell'amianto è una strage silenziosa. Una strage che ha trovato voce nella lotta e nella costanza delle famiglie e degli ex operai della fabbrica della morte, quella Eternit che a Casale Monferrato sorgeva a pochi passi dal Po. Ma il disastro è tutt'altro che solo italiano, planetario si può dire. La penisola, per una volta, vanta il primato di essere avanti rispetto al resto del mondo in quanto a procedimenti giudiziari. Ci sono Paesi che lottano per riuscire a portare in tribunale i responsabili della strage, altri che si battono per far sì che l'amianto non venga più lavorato, ben consapevoli della sua pericolosità. Altri ancora che muovono i primi passi anche solo per sensibilizzare gli operai e la cittadinanza, luoghi dove si fa fatica a mangiare e una copertura in Eternit può diventare salvezza in un giorno di pioggia. In India l'amianto si lavora senza clamori, in America latina è vietato solo in Argentina, Uruguay, Cile, Honduras e alcuni Stati del Brasile. Si estrae ancora in grandissime quantità, e non senza danni, in Russia e Canada.
A testimoniare l'importanza globale del processo che si è tenuto ieri a Torino c'erano delegazioni da tutta Europa, ma anche avvocati e giornalisti, che hanno seguito da vicino lo svolgersi del processo.
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A testimoniare l'importanza globale del processo che si è tenuto ieri a Torino c'erano delegazioni da tutta Europa, ma anche avvocati e giornalisti, che hanno seguito da vicino lo svolgersi del processo.
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lunedì 3 giugno 2013
Eternit, 18 anni di carcere a magnate Schmidheiny per strage amianto. Maxirisarcimento a Casale
Torino, 3 giu. (LaPresse) - "Questa sentenza è un inno alla vita, è un sogno che si avvera. Spero che serva a tutelare la vita e la salute, sia nei luoghi di lavoro che fuori". Così, soddisfatto, il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha commentato a caldo la sentenza di secondo grado del processo Eternit, che ha visto riconoscere oggi 18 anni di carcere all'imputato, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, l'unico rimasto dopo la morte poche settimane fa a 92 anni del barone belga Louis De Cartier De Marchienne. In primo grado i due erano stati condannati alla pena di 16 anni di reclusione.
SENTENZA RIFORMATA. Grande la soddisfazione dei familiari delle vittime, nonostante le differenze tra la sentenza di primo e secondo grado, non tutte positive dal punto di vista delle parti lese. Cresce la pena carceraria di due anni, poiché il reato di disastro doloso permanente viene riconosciuto anche per i siti di Rubiera e Bagnoli, oltre che Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma diminuisce il numero delle parti civili risarcite. Inoltre, la sentenza non riconosce infatti il reato di omissione dolosa di misure di sicurezza all'interno degli stabilimenti. Per quanto riguarda De Cartier, il giudice Alberto Oggè ha dichiarato il "non doversi procedere", vista la morte, e in ogni caso, secondo la Corte, il barone non avrebbe commesso il fatto prima del 1966.
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SENTENZA RIFORMATA. Grande la soddisfazione dei familiari delle vittime, nonostante le differenze tra la sentenza di primo e secondo grado, non tutte positive dal punto di vista delle parti lese. Cresce la pena carceraria di due anni, poiché il reato di disastro doloso permanente viene riconosciuto anche per i siti di Rubiera e Bagnoli, oltre che Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma diminuisce il numero delle parti civili risarcite. Inoltre, la sentenza non riconosce infatti il reato di omissione dolosa di misure di sicurezza all'interno degli stabilimenti. Per quanto riguarda De Cartier, il giudice Alberto Oggè ha dichiarato il "non doversi procedere", vista la morte, e in ogni caso, secondo la Corte, il barone non avrebbe commesso il fatto prima del 1966.
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sabato 25 maggio 2013
Genova saluta don Gallo con 'Bella ciao' e il pugno alzato
Essere andata oggi a Genova a salutare don Gallo è stato doloroso e al tempo stesso straordinario: Le parole di don Ciotti sono state come una spina nel cuore di una certa chiesa, nel corpo dolente di un paese che soffre, quelle di Moni Ovadia sono state le parole di un fratello, capace di raccontare la parte più grande di un uomo grandissimo. Genova, poi, rimane stupenda, una città diversa da tutte. E ogni volta tornare, per me, da quel 2001, ha un significato più grande...
Genova, 25 mag. (LaPresse) - Genova si ferma per celebrare il prete degli ultimi: don Andrea Gallo. Scomparso mercoledì all'età di 84 anni, il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto ha ricevuto oggi a Genova nella Chiesa del Carmine l'ultimo saluto. E così, don Gallo è stato riportato proprio nel luogo dove tutto era cominciato: la chiesa da cui fu allontanato negli anni '70 e da cui partì la sua avventura a San Benedetto. Ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio, gli amici di tutta una vita: quegli 'ultimi' di cui si è sempre voluto occupare e a cui non ha mai chiuso le porte della sua chiesa. Fra rulli di tamburi, 'Bella ciao', pugni alzati e bandiere dell'Anpi (don Gallo da giovane è stato partigiano), della pace, di Emergency e No Tav, la commozione per le strade di Genova è stata tanta ma sembrava più una festa, un arrivederci, che non un funerale. Sulla bara di don Gallo, applaudita lungamente sia all'arrivo in chiesa, portata in spalle, sia all'uscita, erano posati la bandiera della pace e due suoi indumenti distintivi: il cappello nero e la sciarpa rossa, che indossava sempre. Ad accompagnare il feretro, l'urlo 'Resistenza'...
da LaPresse
Genova, 25 mag. (LaPresse) - Genova si ferma per celebrare il prete degli ultimi: don Andrea Gallo. Scomparso mercoledì all'età di 84 anni, il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto ha ricevuto oggi a Genova nella Chiesa del Carmine l'ultimo saluto. E così, don Gallo è stato riportato proprio nel luogo dove tutto era cominciato: la chiesa da cui fu allontanato negli anni '70 e da cui partì la sua avventura a San Benedetto. Ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio, gli amici di tutta una vita: quegli 'ultimi' di cui si è sempre voluto occupare e a cui non ha mai chiuso le porte della sua chiesa. Fra rulli di tamburi, 'Bella ciao', pugni alzati e bandiere dell'Anpi (don Gallo da giovane è stato partigiano), della pace, di Emergency e No Tav, la commozione per le strade di Genova è stata tanta ma sembrava più una festa, un arrivederci, che non un funerale. Sulla bara di don Gallo, applaudita lungamente sia all'arrivo in chiesa, portata in spalle, sia all'uscita, erano posati la bandiera della pace e due suoi indumenti distintivi: il cappello nero e la sciarpa rossa, che indossava sempre. Ad accompagnare il feretro, l'urlo 'Resistenza'...
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mercoledì 10 aprile 2013
Livorno ricorda strage Moby Prince, dopo 22 anni nessuna verità
Livorno, 10 apr. (LaPresse) - Sono passati 22 anni, ma ancora non è stata trovata una verità processuale. Anche per questo, per rinnovare la memoria e per evitare che avvengano nuove stragi simili, oggi Livorno si è riunita attorno ai familiari delle vittime della tragedia della Moby Prince, il traghetto andato in fiamme nella notte del 10 aprile 1991, dopo essere entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, nella rada della città toscana. Dopo la funzione religiosa che si è tenuta questa mattina in duomo, centinaia di persone hanno sfilato per le vie di Livorno, fino al molo, dove sono stati letti i nomi delle 140 vittime della strage e sono state lanciate rose in mare, come avviene ogni anno, dal 1991.
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sabato 9 marzo 2013
Se siamo qui non è perché Hugo Chávez è morto, ma perché Hugo Chávez continua a vivere

Si è spento, con il suo fisico grande e forte, dopo una lunga malattia. Ma non è morto. Hugo Chávez, presidente del Venezuela dal 1999, sempre vincitore alle urne, mai sconfitto dagli avversari politici, in 14 anni ha rivoluzionato il suo Paese. Assistenza sanitaria ed istruzione gratuite, case, cibo, dignità. Sono state queste le sue battaglie, portate avanti grazie a un popolo che lo ha capito e un carisma difficile da eguagliare. Straordinario uomo, trascinatore, affascinante oratore. Hugo Chávez non ha fatto bene solo al popolo del Venezuela, ma ha guidato all'unione e verso un sogno di autonomia un intero continente. Ha saputo dire e convincere che era possibile staccarsi da un dominio (finanziario, economico, industriale) durato troppo a lungo. I popoli non solo lo ricorderanno così, ma avranno il grande compito di assumersi sulle proprie spalle un percorso che lui ha iniziato e portato avanti. Creando coscienza, forza, consapevolezza negli ultimi e nei dimenticati. E non lo dicono solo gli stessi ultimi. Ma anche i grandi del mondo che hanno capito la sua figura. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon, non certo un rivoluzionario, ha ricordato poche ore dopo la morte come Chávez abbia sempre "sostenuto le sfide e le aspirazioni dei venezuelani più vulnerabili", e "un decisivo impulso all'integrazione regionale, a partire da una visione prettamente latinoamericana, oltre a mostrare solidarietà con le altre nazioni dell'emisfero". Inoltre, ha voluto ricordare il "contributo di vitale importanza" che Chávez ha dato ai "colloqui di pace che si stanno tenendo tra il governo colombiano del presidente Juan Manuel Santos e le Farc". Colloqui che, molti lo dimenticano, trovano la loro culla a Cuba, dove da mesi le parti stanno provando a fare passi avanti.
Hugo Chávez è un uomo coraggioso e la sua vita non è terminata il 5 marzo 2013. Ma continua, così come la sua lotta, negli occhi e nelle voci di quei ragazzi e di quelle donne che grazie a lui hanno conosciuto un riscatto. Hugo Chávez ha forzato la storia, in un momento difficile, ed è riuscito a creare una breccia in muro che prima era troppo alto anche solo per guardare al di là. E lo straordinario momento che sta vivendo l'America Latina deve andare avanti. Tutti i leader di quest'area del mondo, compresi coloro che meno hanno avuto a che fare con il leader bolivariano, hanno riconosciuto la sua importanza. Chi lo ha chiamato "fratello", chi ha pianto lacrime senza fine, chi lo ha ricordato con rispetto e stima. Chi ha capito, forse anche grazie a quel fiume rosso che ha invaso le strade di Caracas per rendergli un tributo, quanto fosse importante per la sua gente. Ora il difficile compito spetta a chi dovrà prendere la sua eredità in mano e portarla avanti. Quel Nicolás Maduro, fedele delfino, scelto dallo stesso Chávez come suo successore. E con lui tutto il movimento politico, militare, popolare, che ha reso vivo il Venezuela. Le parole di Maduro, oggi, durante il funerale, sono state forti e commosse. Iniziando a prendere la forma di quelle di un leader. Per ora basta ricordare quelle del reverendo statunitense Jesse Jackson che, parlando davanti al feretro avvolto dalla bandiera del Venezuela, ha detto la più vera realtà: "Oggi siamo qui non perché Hugo Chávez è morto, ma perché Hugo Chávez è vivo".
Hasta siempre Comandante!
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lunedì 24 dicembre 2012
Argentina, la fabbrica recuperata Zanon è diventata dei lavoratori
Neuquén (Argentina), 23 dic. (LaPresse) - La lotta era iniziata con un'occupazione, nell'ottobre del 2001. All'alba dell'ufficializzazione della crisi economica dell'Argentina, che stava per dichiarare default, e dopo la fuga del padrone della fabbrica di origine veneta, la quasi totalità degli operai della Zanon aveva deciso di non abbandonare il luogo di lavoro. Una fabbrica culla delle piastrelle di ceramica che serviva mezza America latina, unica speranza per pensare a una vita dignitosa. Passati pochi mesi, a marzo 2002, quel gruppo era riuscito a riattivare la produzione, e la settimana scorsa, dopo undici anni di attesa, gli operai ceramisti hanno conosciuto il momento per cui fin dall'inizio si sono battuti. La fabbrica è ora ufficialmente di loro proprietà. La scorsa settimana, infatti, la provincia di Neuquén si è fatta carico dell'importo di denaro necessario all'esproprio, mentre il giudice fallimentare ha consegnato l'impianto, i macchinari e il marchio Zanon alla gestione operaia. "Si è concretizzato il motto 'Zanon è del popolo' e si è dimostrato che il controllo operaio è una forma di uscita dalla crisi", ha commentato al giornale argentino Pagina/12 Alejandro Lopez, uno dei leader della battaglia per l'espropriazione e deputato provinciale del Fronte della sinistra (Frente de Izquierda).
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domenica 18 novembre 2012
Raid su Gaza fanno strage di bambini. Antimissili in azione a Tel Aviv
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse/AP) - Per il quinto giorno consecutivo, prosegue l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza e il bilancio dei morti continua a salire: 71 le vittime palestinesi, tra cui molti bambini. Nel più grave degli episodi, una casa di due piani dove viveva la famiglia Daloo è stata rasa al suolo e undici civili, soprattutto donne e bimbi, hanno perso la vita. Non si fermano intanto nemmeno i razzi lanciati versi Israele (due quelli intercettati oggi dal sistema Iron Dome diretti a Tel Aviv), mentre la diplomazia è al lavoro per provare a raggiungere un cessate il fuoco. Ma le ultime dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu, secondo cui "l'esercito di Israele è pronto a estendere in modo significativo l'operazione" a Gaza, non fanno ben sperare. Migliaia di soldati israeliani sono dispiegati al confine con la Striscia per l'eventualità di un attacco di terra.
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Gaza, il racconto di una cooperante italiana: Raid da cielo e mare, orribile attacco ai media
Questo il racconto fattoci nella notte da Meri, cooperante italiana che lavora da anni a Gaza, scritto per l'agenzia stampa LaPresse.
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse) - "Hanno bombardato da cielo e mare, attaccando e colpendo i palazzi dei media center che ospitano radio e tv, li hanno bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna". Così, Meri Calvelli, cooperante italiana a Gaza, racconta i raid israeliani che nella notte hanno colpito l'edificio che a Gaza ospita la sede di diversi media locali e stranieri. Questo attacco ai media di Gaza, ha aggiunto, "ha un significato orribile. Sanno che radio e televisioni fungono da comunicatori per tutta la popolazione", se messi fuori uso non avranno più "la possibilità di dire cosa succede nel caso in cui arrivasse un attacco da terra". La Calvelli, che da anni lavora a Gaza e fa parte dell'Associazione di cooperazione e solidarietà, continua poi a descrivere la difficile situazione: "Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno bombardato il ponte che collega una parte all'altra di Gaza. Hanno fatto credere che ci potesse essere una tregua e poi invece hanno cominciato a bombardare incessantemente. Sembra un terremoto senza sosta".
da: LaPresse
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse) - "Hanno bombardato da cielo e mare, attaccando e colpendo i palazzi dei media center che ospitano radio e tv, li hanno bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna". Così, Meri Calvelli, cooperante italiana a Gaza, racconta i raid israeliani che nella notte hanno colpito l'edificio che a Gaza ospita la sede di diversi media locali e stranieri. Questo attacco ai media di Gaza, ha aggiunto, "ha un significato orribile. Sanno che radio e televisioni fungono da comunicatori per tutta la popolazione", se messi fuori uso non avranno più "la possibilità di dire cosa succede nel caso in cui arrivasse un attacco da terra". La Calvelli, che da anni lavora a Gaza e fa parte dell'Associazione di cooperazione e solidarietà, continua poi a descrivere la difficile situazione: "Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno bombardato il ponte che collega una parte all'altra di Gaza. Hanno fatto credere che ci potesse essere una tregua e poi invece hanno cominciato a bombardare incessantemente. Sembra un terremoto senza sosta".
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sabato 6 ottobre 2012
Tremila marciano da Serravalle ad Arquata contro Tav Terzo valico
Serravalle Scrivia (Alessandria), 6 ott. (LaPresse) - Al grido di 'Giù le mani dalla nostra terra', almeno tremila persone hanno marciato oggi in provincia di Alessandria da Serravalle ad Arquata Scrivia per contestare il progetto del linea ferroviaria ad Alta velocità meglio nota come Terzo valico. La manifestazione, che ha coperto un tragitto di circa 5 chilometri, ha ripercorso in senso inverso lo storico corteo che si tenne nel 2006. Il progetto del Terzo valico dei Giovi prevede la realizzazione di 53 chilometri di linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacita', di cui 39 in galleria, da Genova a Rivalta Scrivia.
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lunedì 17 settembre 2012
Amianto, allarme del ministero: oltre 34mila siti contaminati
Casale Monferrato (Alessandria), 17 set. (LaPresse) - In Italia ci sono 34.148 siti con potenziale contaminazione da amianto e 32 milioni di tonnellate di cemento amianto ancora da bonificare. Sono le cifre che riporta il 15esimo Quaderno del ministero della Salute sull'amianto, presentato oggi a Casale Monferrato, alla presenza dei ministri Renato Balduzzi, Elsa Fornero e Corrado Clini. Sul totale dei siti, ha spiegato in una sintesi analitica quanto spaventosa Giovanni Simonetti, direttore scientifico del Quaderno, "373 sono classificati di priorità uno, ossia come più pericolosi". Tuttavia, su questo conteggio mancano ancora i dati relativi a Sicilia e Calabria. "Con un completamento della mappatura - ha aggiunto Simonetti - si potrebbe arrivare a 500 siti di massimo rischio".
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martedì 4 settembre 2012
Storie di ordinario razzismo quotidiano
Torino, 2 set. (LaPresse) - Una giovane mamma siede sull'autobus col bambino in braccio, accanto a un anziano. Arriva la sua fermata. Chiede all'uomo di alzarsi, perché non riesce a passare col bimbo. Si rivolge al figlio, in arabo, spiegandogli che devono scendere. L'anziano capisce che sono stranieri, non si vuole spostare, urla: "Voi non sapete fare altro che bambini". E' una delle tante storie di ordinario razzismo quotidiano che è facile osservare nelle città italiane. Storie minori, che difficilmente trovano spazio nelle cronache, ma che vale la pena di raccontare, perché forse il sempre più diffuso orgoglio di essere italiani dovrebbe farci i conti: perché resti un'espressione di sano patriottismo, piuttosto che di strisciante sciovinismo.
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l'articolo completo lo trovate su LaPresse
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venerdì 6 luglio 2012
Argentina, 50 anni di carcere a ex dittatore Videla per sequestro figli desaparecidos
Buenos Aires (Argentina), 5 lug. (LaPresse) - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere nel processo sui casi di rapimenti dei figli di desaparecidos durante il regime. Come riporta il quotidiano argentino Clarin, l'altro ex dittatore alla sbarra, Reynaldo Bignone, è stato condannato a 15 anni di detenzione, mentre trent'anni di carcere è la pena decisa per Jorge Acosta, conosciuto come 'El Tigre', capo della Esma, la Scuola di meccanica della Marina nota come principale campo di concentramento a Buenos Aires durante la dittatura.
Il processo, iniziato un anno e mezzo fa, riguardava 35 casi di sottrazione di neonati, 26 dei quali hanno recuperato la propria identità. Uno dei ragazzi, Francisco Madariaga, ha anche testimoniato contro i propri genitori adottivi nel corso delle udienze, l'ex capitano dell'esercito Victor Gallo e la sua ex moglie, Susana Colombo. La tesi portata avanti dalla procura era che durante la dittatura (1976-1983) sia esistito un piano sistematico di sottrazione dei neonati subito dopo il parto delle madri, dissidenti di sinistra, le quali poi venivano eliminate. Dalla fine del regime, oltre cento bambini sono riusciti a scoprire la propria vera identità, grazie al lavoro delle Abuelas (Nonne) de Plaza de Mayo che hanno promosso i test del Dna. In totale l'associazione stima che i bebè tolti ai genitori in queste circostanze siano stati circa 500.
da LaPresse - 5 luglio 2012
Il processo, iniziato un anno e mezzo fa, riguardava 35 casi di sottrazione di neonati, 26 dei quali hanno recuperato la propria identità. Uno dei ragazzi, Francisco Madariaga, ha anche testimoniato contro i propri genitori adottivi nel corso delle udienze, l'ex capitano dell'esercito Victor Gallo e la sua ex moglie, Susana Colombo. La tesi portata avanti dalla procura era che durante la dittatura (1976-1983) sia esistito un piano sistematico di sottrazione dei neonati subito dopo il parto delle madri, dissidenti di sinistra, le quali poi venivano eliminate. Dalla fine del regime, oltre cento bambini sono riusciti a scoprire la propria vera identità, grazie al lavoro delle Abuelas (Nonne) de Plaza de Mayo che hanno promosso i test del Dna. In totale l'associazione stima che i bebè tolti ai genitori in queste circostanze siano stati circa 500.
da LaPresse - 5 luglio 2012
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giovedì 15 marzo 2012
Ad Alessandria il film "Polvere. Il grande processo dell'amianto"
Martedì 20 marzo alle ore 21.00, in PIazza D'Annunzio 1 ad Alessandria, l'Associazione culturale Sin.tonia presenta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller.

Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.
Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.
Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.

Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.
Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.
Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.
martedì 14 febbraio 2012
La tragedia Eternit, è «disastro doloso»

LA SENTENZA - IL TRIBUNALE DI TORINO CONDANNA A 16 ANNI I MANAGER DE CARTIER E SCHMIDHEINY. RISARCIMENTI MILIONARI ALLE PARTI CIVILI
Dopo una battaglia di oltre 30 anni arriva il verdetto storico per gli stabilimenti piemontesi di Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma per Rubiera(Reggio Emilia)e Bagnoli (Napoli)il reato è prescritto
Tre ore per leggerli tutti. Un lungo elenco di nomi: intere famiglie, madri, padri, fratelli di ex operai o semplici cittadini uccisi dall'amianto. Nel silenzio quasi sacrale del tribunale di Torino, con l'appello di circa 6.400 persone - le parti civili - è iniziata la lettura della sentenza attesa da decenni che condanna a 16 anni i vetici della Eternit spa. Questo il verdetto emesso ieri dalla Corte d'Assise presieduta da Renato Casalbore nei confronti dei due imputati del più grande processo per amianto mai celebrato al mondo, gli ex amministratori delegati dell'azienda, il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, oggi 91 anni, e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni.
Il pm Raffaele Guariniello aveva chiesto per entrambi vent'anni di carcere, per i reati di rimozione di cautele sul luogo di lavoro e disastro doloso, per l'attività della Eternit negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Per questi ultimi due, però, i giudici hanno dichiarato di non dover procedere perché il reato di disastro doloso è prescritto.
«Una sentenza storica», l'hanno definita i familiari delle oltre duemila vittime di asbestosi e mesotelioma (il tipico tumore dell'amianto) che da decenni si battono per vedere riconosciuta la responsabilità dei massimi dirigenti della multinazionale. «L'attendevamo da oltre 30 anni», ha commentato Romana Blasotti Pavesi, 83enne presidente dell'Associazione familiari vittime dell'amianto, che ha perso cinque parenti, tra cui marito e figlia. «Sono soddisfatta - ha aggiunto, ancora rossa in volto nella maxiaula 1 - ma anche triste per i morti che si dovevano evitare. Ora sono stanca, ma la battaglia non è finita. C'è la bonifica, la sensibilizzazione, ci sono i giovani che devono andare avanti».
Ingenti anche i risarcimenti che gli imputati dovranno pagare: 25 milioni di euro al Comune di Casale, 20 alla Regione Piemonte, 15 all'Inail, 5 alla Asl di Alessandria, 4 al Comune di Cavagnolo. Ai familiari sono stati riconosciuti una media di 30mila
euro. Una questione, quella dei risarcimenti, di particolare rilievo dopo il tira e molla tra Comune di Casale e i legali di Schmidheiny, che hanno offerto all'amministrazione 18,3 milioni in cambio del ritiro da parte civile. Accettata inizialmente dalla giunta, l'intesa (ribattezzata dai casalesi «proposta del diavolo») è stata contestata dai cittadini fino a che, grazie anche all'intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi, il Comune ha deciso di dire no.
La battaglia processuale, iniziata il 6 aprile 2009 con l'udienza preliminare, e che ha visto aprirsi il processo il 10 dicembre dello stesso anno, non è però finita. I legali della difesa si dicono «sicuri dell'innocenza» dei propri assistiti e presenteranno appello. La procura annuncia invece un possibile processo bis, per contestare un reato di tipo volontario per un migliaio di decessi provocati dall'amianto, per accertare le responsabilità di ogni singolo caso di morte. Nel processo che si è chiuso ieri si procedeva invece per disastro ambientale.
Parole di elogio al lavoro del pool di Guariniello sono arrivate dal procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. «Una volta i procuratori generali facevano a gara per sostenere che gli infortuni sul lavoro erano mere fatalità, oggi - ha detto - le cose sono cambiate, come dimostrano i processi Thyssen ed Eternit. Il merito è del pool di Guariniello e dell'intera procura. A maggio scadranno i termini per cui molti magistrati del suo gruppo dovranno cambiare settore. Chiedo che il pool non venga smantellato».
Ciò che rende il processo Eternit unico è soprattutto la sua portata internazionale. Ieri, come già alla prima udienza, le strade attorno al tribunale sono diventate uno sciame di lavoratori e associazioni provenienti da tutta Italia e dall'estero. A Torino sono arrivati 24 pullman: 17 da Casale, tre dalla Francia, quattro da altre città italiane, i familiari delle vittime di Viareggio in testa. Ma c'erano anche delegazioni da Regno Unito, Brasile, Svizzera, Belgio.
«Il segnale da dare al mondo - ha detto Nicola Pondrano, responsabile della Camera del Lavoro di Casale, ex operaio Eternit e storico leader della battaglia - è che l'amianto non va più lavorato. L'obiettivo della nostra lotta è sempre stato globale: impedire che si consumino altre stragi. Solo a Casale, dalla fine delle indagini, nel 2008, sono morte per mesotelioma 128 persone. E sono ancora troppi i paesi dove questo materiale viene lavorato: India, Cina, Russia, Brasile».
Proprio dal Brasile è arrivata ieri a Torino una delle più commosse testimonianze. Fernanda Giannasi, dell'Abrea (Associazione brasiliana esposti amianto) non riusciva a trattenere le lacrime. «La nostra lotta - ha raccontato - dura da decenni, anche se per ora solo cinque stati brasiliani su 27 hanno vietato la lavorazione della sostanza killer. Questo verdetto è una speranza. Casale Monferrato deve essere un esempio per il mondo intero, per far sì che il massacro finisca».
di Ilaria Leccardi, da il manifesto del 14 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
Processo Eternit, il comune di Casale Monferrato dice "no" all'offerta Schmidheiny
La popolazione di Casale Monferrato ha lottato e non ha abbassato la testa. E alla fine l'ha avuta vinta. Dopo settimane di attesa, rinvii, rimandi, false notizie e speranze disattese, la giunta di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, ha detto no alla proposta di Stephan Schmidheiny, l'ex amministratore delegato della Eternit, imputato al processo in corso a Torino, che aveva messo sul tavolo 18,3 milioni di euro a patto che il Comune ritirasse la sua costituzione come parte civile. Un accordo che, se firmato, avrebbe impedito a Casale anche di ripresentarsi in eventuali altri procedimenti futuri.
La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".
Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).
Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.
Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.
La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".
Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).
Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.
Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.
Rinvio sull'offerta Schmidheiny : "scelta tattica?"
E' attesa per oggi, verso le 13, la decisione della giunta comunale di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, sull'offerta Schmidheiny di 18,3 milioni di euro per il ritiro del Comune come parte civile dal processo Eternit. Sette piccoli Comuni del casalese hanno già detto NO. La sentenza del processo è attesa per il 13 febbraio al tribunale di Torino.
Di seguito l'articolo di Alessandria News
E venne il giorno, anzi non venne. Giovedì, come era stato annunciato, la giunta casalese avrebbe dovuto dire sì o no all’offerta di diciotto milioni e 300mila euro da parte di Stephan Schmidheiny contro il ritiro della costituzione di parte civile dal processo Eternit di Torino che andrà a sentenza il 13 febbraio prossimo. L’attesa però è andata delusa e tutto è rimandato a oggi, venerdì mattina. La decisione dovrebbe arrivare verso le ore 13. Ieri, invece, il sindaco Giorgio Demezzi e i suoi assessori si sono riuniti, come sempre avviene il giovedì dopo le 17 e la seduta è durata piuttosto a lungo, ma l’ordine del giorno, contrariamente a quanto era stato annunciato non ha toccato l’argomento principe.
“Avevamo molte pratiche da esaminare” è stato detto da alcuni assessori all’uscita da palazzo San Giorgio ed anche Demezzi, mentre lasciava il municipio intorno alle 19.30 ha fatto intendere che la decisione arriverà in mattinata. Incertezza sulle decisioni da assumere (anche se ormai la questione è stata oggetto di un approfondimento a trecentosessanta gradi da parte dell’esecutivo casalese) oppure tatticismo per annunciare la decisione nei confronti dell’imputato svizzero nel modo migliore?
Bruno Pesce del comitato vertenza amianto intorno alle 22 di ieri, raggiunto telefonicamente sottolinea che “desta un poco di preoccupazione questo rinvio, ma potrebbe essere una strategia per avere il miglior effetto di comunicazione”.
Dalle sale di palazzo non trapelano indiscrezioni ma c'è chi è pronto a scommettere che quello di Demezzi e la sua giunta sarà un "no".
Di seguito l'articolo di Alessandria News
E venne il giorno, anzi non venne. Giovedì, come era stato annunciato, la giunta casalese avrebbe dovuto dire sì o no all’offerta di diciotto milioni e 300mila euro da parte di Stephan Schmidheiny contro il ritiro della costituzione di parte civile dal processo Eternit di Torino che andrà a sentenza il 13 febbraio prossimo. L’attesa però è andata delusa e tutto è rimandato a oggi, venerdì mattina. La decisione dovrebbe arrivare verso le ore 13. Ieri, invece, il sindaco Giorgio Demezzi e i suoi assessori si sono riuniti, come sempre avviene il giovedì dopo le 17 e la seduta è durata piuttosto a lungo, ma l’ordine del giorno, contrariamente a quanto era stato annunciato non ha toccato l’argomento principe.
“Avevamo molte pratiche da esaminare” è stato detto da alcuni assessori all’uscita da palazzo San Giorgio ed anche Demezzi, mentre lasciava il municipio intorno alle 19.30 ha fatto intendere che la decisione arriverà in mattinata. Incertezza sulle decisioni da assumere (anche se ormai la questione è stata oggetto di un approfondimento a trecentosessanta gradi da parte dell’esecutivo casalese) oppure tatticismo per annunciare la decisione nei confronti dell’imputato svizzero nel modo migliore?
Bruno Pesce del comitato vertenza amianto intorno alle 22 di ieri, raggiunto telefonicamente sottolinea che “desta un poco di preoccupazione questo rinvio, ma potrebbe essere una strategia per avere il miglior effetto di comunicazione”.
Dalle sale di palazzo non trapelano indiscrezioni ma c'è chi è pronto a scommettere che quello di Demezzi e la sua giunta sarà un "no".
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