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lunedì 24 dicembre 2012

Argentina, la fabbrica recuperata Zanon è diventata dei lavoratori

Neuquén (Argentina), 23 dic. (LaPresse) - La lotta era iniziata con un'occupazione, nell'ottobre del 2001. All'alba dell'ufficializzazione della crisi economica dell'Argentina, che stava per dichiarare default, e dopo la fuga del padrone della fabbrica di origine veneta, la quasi totalità degli operai della Zanon aveva deciso di non abbandonare il luogo di lavoro. Una fabbrica culla delle piastrelle di ceramica che serviva mezza America latina, unica speranza per pensare a una vita dignitosa. Passati pochi mesi, a marzo 2002, quel gruppo era riuscito a riattivare la produzione, e la settimana scorsa, dopo undici anni di attesa, gli operai ceramisti hanno conosciuto il momento per cui fin dall'inizio si sono battuti. La fabbrica è ora ufficialmente di loro proprietà. La scorsa settimana, infatti, la provincia di Neuquén si è fatta carico dell'importo di denaro necessario all'esproprio, mentre il giudice fallimentare ha consegnato l'impianto, i macchinari e il marchio Zanon alla gestione operaia. "Si è concretizzato il motto 'Zanon è del popolo' e si è dimostrato che il controllo operaio è una forma di uscita dalla crisi", ha commentato al giornale argentino Pagina/12 Alejandro Lopez, uno dei leader della battaglia per l'espropriazione e deputato provinciale del Fronte della sinistra (Frente de Izquierda).

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venerdì 6 luglio 2012

Argentina, 50 anni di carcere a ex dittatore Videla per sequestro figli desaparecidos

Buenos Aires (Argentina), 5 lug. (LaPresse) - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere nel processo sui casi di rapimenti dei figli di desaparecidos durante il regime. Come riporta il quotidiano argentino Clarin, l'altro ex dittatore alla sbarra, Reynaldo Bignone, è stato condannato a 15 anni di detenzione, mentre trent'anni di carcere è la pena decisa per Jorge Acosta, conosciuto come 'El Tigre', capo della Esma, la Scuola di meccanica della Marina nota come principale campo di concentramento a Buenos Aires durante la dittatura.

Il processo, iniziato un anno e mezzo fa, riguardava 35 casi di sottrazione di neonati, 26 dei quali hanno recuperato la propria identità. Uno dei ragazzi, Francisco Madariaga, ha anche testimoniato contro i propri genitori adottivi nel corso delle udienze, l'ex capitano dell'esercito Victor Gallo e la sua ex moglie, Susana Colombo. La tesi portata avanti dalla procura era che durante la dittatura (1976-1983) sia esistito un piano sistematico di sottrazione dei neonati subito dopo il parto delle madri, dissidenti di sinistra, le quali poi venivano eliminate. Dalla fine del regime, oltre cento bambini sono riusciti a scoprire la propria vera identità, grazie al lavoro delle Abuelas (Nonne) de Plaza de Mayo che hanno promosso i test del Dna. In totale l'associazione stima che i bebè tolti ai genitori in queste circostanze siano stati circa 500.

da LaPresse - 5 luglio 2012

lunedì 17 agosto 2009

Gli operai della Zanon hanno scritto la storia: dopo 9 anni di lotta sono padroni della fabbrica

Nella notte di mercoledì la legislatura di Neuquén ha approvato l'espropriazione definitiva che permette il trasferimento della Caramica Zanon alla cooperativa operaia FaSinPat (Fabrica Sin Patrones - Fabbrica Senza Padroni). Il governo provinciale si farà carico di pagare una percentuale dei debiti e il resto sarà condonato. La risoluzione è stata appoggiata da un'ampia maggioranza. I ceramisti hanno scritto così una nuova pagina di storia del movimento operaio.

Sembrava che la forza del vento che mercoledì soffiava a più di 60 chilometri all'ora a Neuquén fosse un augurio di quello che stava per avvenire: 26 deputati hanno appoggiato l'espropriazione definitiva e hanno suggellato la dichiarazione di utilità pubblica della fabbrica, con conseguente passaggio della Ceramica Zanon alla cooperativa Fasinpat.

"E' qualcosa di impressionante, siamo felici, l'espropriazione è un atto di giustizia. Non ci dimentichiamo della gente che ci ha appoggiato nei momenti più duri, né le 100.000 firme che hanno appoggiato il nostro progetto", ha detto emozionato Alejandro Lopez, segretario generale del Sindacato Ceramista di Neuquén (Soecn) e direzione politica della Zanon.

Da quando la Ceramica Zanon è nelle mani dei lavoratori, 470 famiglie vivono direttamente del lavoro che produce la fabbrica e si stima che l'attività generi 5.000 posti di lavoro indiretto. La lotta emblematica dei lavoratori e il grande appoggio della comunità locale hanno fatto sì che il potere provinciale riconoscesse come legittimo il valore sociale e produttivo che la gestione operaia ha promosso dal 2002, da quando amministra la fabbrica, senza capi, senza gerenti, senza padroni, solo loro... gli operai.

Bisogna ricordare il verdetto emesso dalla giustizia nel 2001: lock out padronale e imputazione di evasione aggravata per la direzione della fabbrica.

Il giorno tanto atteso è cominciato alle 4 del pomeriggio con un concentramento al monumento San Martin di Neuquén con le Madri di Plaza de Mayo, la vedova Fuentealba, Sandra Rodriguez, i dirigenti di Aten, Ate, Sejun, gli avvocati del Ceprodh, i rappresentanti della Federazione Mapuche, e tantissime organizzazioni sociali, politiche e di diritti umani, come militanti sociali, famiglie e simpatizzanti. In tutto circa 5.000 persone. C'erano anche i colleghi della Ceramica Stefani e Ceramica Del Sud. I lavoratori della Ceramica Neuquén hanno fatto uno sciopero per accompagnare la marcia. Da Buenos Aires sono arrivati i lavoratori dell'Indec e di altre fabbriche recuperate. Dal Brasile si sono uniti sindacalisti e l'Università di San Paolo.

Una volta riuniti, i manifestanti si sono diretti verso il palazzo governativo, dietro la bandiera di Carlos Fuentealba. E hanno percorso venti isolati con canti, tamburi ed emozioni.

Nove anni di lotta affinché venisse riconosciuta l'utilità della Ceramica Zanon. Lotta che ha creato un forte rapporto con la comunità locale, nazionale e internazionale, dal novembre 2001, quando Luis Zanon licenziò senza preavviso 380 operai ceramisti.

Mercoledì gli operai hanno montato un palco con microfoni fuori dal palazzo della legislatura, affinché i presenti potessero ascoltare passo dopo passo lo sviluppo della sessione legislativa, cominciata appena dopo le 6 del pomeriggio e finita circa a mezzanotte.

"E' il miglior riflesso della lotta organizzata che ha saputo conquisatare l'appoggio di tutta la società", ha detto Veronica Huilipan, della Conferazione Mapuche. "Un fatto storico e un passo importantissimo della lotta dei lavoratori", lo hanno definito gli studenti del gruppo No pasarán ed En Clave Roja. "Molti di noi hanno cominciato il proprio cammino politico con la lotta per l'espropriazione della Zanon e questo dimostra che tutti questi sforzi hanno smesso di essere una possibilità per divenire una realtà", hanno continuato gli studenti.

Il dibattito è proseguito senza sorprese. L'espropriazione è stata appoggiata da un'ampia maggioranza. Il martedì precedente era stato fatto un passo importante, quando la Commissione di Affari e Finanza ha approvato il documento per maggioranza. Cinquanta operai hanno presenziato alla sessione mentre le altre centinaia ascoltavano le argomentazione dei deputati da fuori, assieme agli altri manifestanti.

José Russo, presidente del gruppo del Movimento Popolare di Neuquén (MPN), principale promotore della proposta, assieme al ministro Jorge Tobares e alla deputata di Alternativa Soledad Martinez, ha sostenuto: "E' un fatto miracoloso. In queste decisioni si giocano il lavoro e la vita di molte persone, non di fabbriche, che con il proprio sforzo hanno fatto sopravvivere lo spirito del lavoro. Lo sforzo deve essere ricompensato. I ceramisti hanno lavorato 8 anni nell'insicurezza e noi dobbiamo appoggiarli per generare il futuro".

Al termine della votazione i lavoratori si sono abbracciati in un unico grido di soddisfazione. Quindi urla, sorrisi, brindisi. Fuori gli operai aspettavano i compagni, per ricodare e festeggiare nove anni di lavoro produttivo, politico e solidale, riconosciuti finalmente in forma giuridica della politica locale.

Il progetto di legge parla di una "decisione ferma dello Stato Provinciale, quella di accompagnare i lavoratori nella loro lotta, proponendo l'espropriazione della fabbrica e la cessione alla cooperativa in modo che continui la gestione operaia".

Gli operai potranno vendere anche il marchio commerciale, cosa che finora non gli era permessa. L'espropriazione si effettua con previo accordo dei creditori privilegiati, con il consenso della Banca Mondiale, della Sacmi, l'impresa italiana che fornisce i ricambi dei macchinari, e dell'Istituto Autarchico di Sviluppo Produttivo, organismo dipendente dalla provincia.

L'esecutivo provinciale dovrà solo pagare, come indennizzo, un valore superiore a 23 milione di pesos prima di cederla formalmente agli operai (un valore molto inferiore al credito reale). Il progetto di legge era stato presentato all'Esecutivo Provinciale a maggio, dopo lunghi dibattiti e modifiche affinché venisse approvato dagli operai.

L'obiettivo iniziale dei lavoratori era ottenere l'espropriazione e la statalizzazione sotto controllo operaio con un piano di opere pubbliche, ma l'iniziativa ufficiale ha dovuto lasciare da parte la statalizzazione e portare avanti l'espropriazione con un indennizzo ridotto ai creditori privilegiati del fallimento. Ciononostante, la risoluzione legislativa è un grande precedente per il resto delle fabbriche e imprese gestite da lavoratori in tutto il paese.

"Questo è per i 30mila compagni desaparecidos, per le madri di Plaza de Mayo, per il compagno Boquita, per Carlos Fuentealba, e per Kosteky e Ssntillan", ha detto Alejandro Lopez, emozionato, alla fine della sessione. Però, continua Lopez "l'espropriazione risolve la parte legale. La continuità lavorativa richiede altre decisioni politiche" rispetto ai contributi che le fabbriche "sotto padrone" ricevono dello Stato. "Hanno sussidi per la luce e il gas, ma anche per i salari, che noi non abbiamo".

libera traduzione da Anred

per maggiori informazioni www.obrerosdezanon.com.ar

lunedì 10 agosto 2009

Zanon, momenti cruciali
Mercoledì si decide sull'espropriazione

E' la settimana decisiva. Quella in cui si avrà una decisione finale sulla situazione legale della Zanon. Dopo 9 anni di gestione operaia che si è affermata a livello internazionale per il suo impegno solidale e il suo legame con la comunità, gli operai potranno cominciare una nuova tappa se il progetto di legge di espropriazione definitiva sarà approvato dalla legislatura provinciale. L'impegno politico c'è, ora bisogna portarlo a termine.

Domani, martedì 11 agosto, la Commissione dei Bilanci dovrà emettere un documento e mercoledì in serata i deputati dibatteranno voteranno in merito all'espropriazione della fabbrica, affinché continui a lavorare sotto controllo degli operai e al servizio della comunità.

Da più di un mese i ceramisti stanno lottando per ottenere i pareri favorevoli delle commissioni che devono approvare il progetto di legge nella legislatura: la Commissione A degli Affari Costituzionali e la Commissione B dei Bilanci.

In merito alla bozza del progetto, hanno diffuso un comunicato stampa: "Non è stato un lavoro facile. Anche se il governatore Sapag, dall'inizio del suo incarico, ha detto che avrebbe risolto il problema degli operai della Zanon, nel corso dell'ultimo anno ha pensato diverse varianti, come l'acquisto della fabbrica e l'acquisto dei creditori privilegiati. A entrambi ci siamo opposti perché avrebbe voluto dire spendere milioni di soldi del popolo a favore della famiglia Zanon e dei suoi creditori, attori principali dello svuotamento della fabbrica. Siamo riusciti a stabilire che l'espropriazione sia la strada per risolvere il problema legale della Zanon sotto controllo operaio. Ma hanno rifiutato di discutere il nostro progetto di legge di espropriazione e statalizzazione senza pagamento e sotto controllo operaio".

Dopo passi avanti e indietro, il potere esecutivo insieme a diversi gruppi di deputati, l'anno passato ha elaborato un progetto di espropriazione che contempla l'accordo con i creditori privilegiati del fallimento, tra cui Sacmi, il Banco Mondiale e l'Istituto Autarchico di Sviluppo Produttivo (Iadep), organismo dipendente della provincia di Neuquén.

Attualmente, la Commissione degli Affari Costituzionale ha dato il suo appoggio e il 4 agosto la Commissione dei Bilanci ha discusso il progetto di legge alla presenza di una delegazione di operai. Da quanto hanno riportato questi ultimi, "si sono presentati anche membri delle camere imprenditoriali e il segretario generale del sindacato Cgt, guidati da Edgardo Phielipp, ex funzionario dell'Università del Comahue durante la dittatura militare, attuale vicepresidente di Acipan, e da Sergio Rodriguez, segretario generale della Cgt regionale, che nel 2002, quando dirigeva il Sindacato del Commercio di Neuquén, ha organizzato delle ronde per attaccare la gestione operaia che stava iniziando. Questi settori erano presenti con un solo obiettivo: tentare di bloccare la discussione del progetto di legge e togliere credito alla nostra lotta che dura da quasi 9 anni".

Il Comitato di Consenso è formato dal governo provinciale, dalle camere di imprenditori e dalla Cgt, "la cui unica funzione è zittire i reclami dei lavoratori parlando di pace sociale, ma sollecitando metodi repressivi quando diventa necessario. Il suo obiettivo finale è difendere gli interessi dei padroni e far sì che i lavoratori paghino per una crisi economica internazionale che non hanno generato", hanno aggiunto gli operai. "In questo contesto stiamo portando avanti una delle battaglie più dure, per ottenere le approvazioni delle commissioni A e B, condizioni fondamentali affinché il progetto di legge di espropriazione della fabbrica venga discusso nella sessione speciale del 12 agosto".

I lavoratori della Zanon, assieme al Sindacato Ceramista di Neuquén, hanno convocato i lavoratori di tutto il paese, i sindacati, le organizzazioni di diritti umani, le organizzazioni studentesche e politiche, e il popolo intero, a manifestare mercoledì 12 agosto fino alla Legislatura Provinciale. "Per fare un passo fondamentale verso l'espropriazione della Zanon, affinché la fabbrica rimanga definitivamente nelle mani dei lavoratori e del popolo. Sarà una giornata storica. Una giornata di lotta e mobilitazione, gli strumenti con cui riusciamo a conquistare tutti i nostri diritti".

per maggiori informazioni www.obrerosdezanon.com.ar

da Anred

martedì 26 maggio 2009

Zanon, l'espropriazione è una realtà
dopo 8 anni di dura lotta
la fabbrica è dei lavoratori


Giovedì 21 maggio, dopo 8 anni di lotta, gli operai della fabbrica Zanon hanno ottenuto che il governo della provincia di Neuquén presentasse formalmente il progetto di espropriazione della Zanon alla legislatura provinciale.

Per l'occasione gli operai sono stati accompagnati da rappresentati di diverse organizzazioni, tra cui le Madri di Plaza de Mayo dell'Alto Valle, che hanno sempre appoggiato la loro lotta. Fin dalla fine del 2001, quando l'industriale di origine veneta Luigi Zanon decise di chiudere la fabbrica, lasciando senza lavoro più di 300 operai. Fin da quando, nel marzo 2002, gran parte di quei lavoratori rientrò in fabbrica, occupandola, e dando il via all'autogestione.

"Anche se questa espropriazione non è quella che abbiamo pianificato dall'inizio - spiegano gli operai - è un passo importante, dato che ci viene concessa la gestione definitiva della fabbrica attraverso la nostra cooperativa Fasinpat (Fabrica sin Patrones, ossia Fabbrica senza padroni, ndr) e terminano così le continue minacce di sgombero".

Oggi, martedì 26 maggio, il progetto di legge assumerà carattere parlamentare e domani si comincerà a lavorare nelle commissioni di bilancio e affari costituzionali.

"Questo fatto storico è stato frutto di una battaglia molto dura - continuano -. La lotta e la mobilitazione di questa gestione operaia insieme a lavoratori e lavoratrici del Paese, con l'appoggio della comunità e il riconoscimento internazionale, è riuscito a fare un passo in più. In mezzo a una crisi del capitalismo in cui gli imprenditori e i governi provano a scaricare le colpe contro i lavoratori del mondo, la Zanon sotto controllo operaio è un chiaro esempio di come noi lavoratori possiamo trovare un'uscita operaia dalla crisi. Oggi più che mai la Zanon è del popolo!"

giovedì 16 ottobre 2008

Argentina, l'appello di una nonna
per ritrovare la nipotina che la dittatura le portò via

La compagna Chicha Mariani è una delle fondatrici della Assocazione Abuelas de Plaza de Mayo, oggi ha più di 80 anni. Vuole con tutta la sua anima ritrovare sua nipote, rapita dai militari argentini durante la dittatura. Qualsiasi dato potrebbe essere utile. Nel caso qualcuno potesse aiutarla può contattare la Associazione Argentina Vientos del Sur, di Udine.

Cara nipotina,
Sono la tua nonna Chicha Chorobik in Mariani, ti cerco dal momento nel quale Etchecolatz, Camps e le loro truppe ammazzarono tua madre e ti sequestrarono nella tua casa sita nella via 30 n° 1134 di La Plata, Repubblica Argentina. Era il 24 Novembre del 1976 e avevi 3 mesi di età. Da quel momento tuo padre e io ti abbiamo cercata fino al momento in cui ammazzarono anche lui.

Nonostante abbiano cercato di convincermi del fatto che eri morta nella sparatoria, io sapevo che eri viva. Oggi è una cosa certa che sei sopravvissuta e sei sotto il potere di qualcuno. Hai già 31 anni e il tuo numero di documento probabilmente è all’incirca il 25.476.305 con il quale ti abbiamo iscritta.

Vorrei chiederti di cercare fotografie che ti ritraggono a pochi mesi e fare il paragone con quelle allegate a questo testo.

Voglio raccontarti che tuo nonno paterno si era dedicato alla musica e io alle belle arti; che i tuoi nonni materni si dedicarono alle scienze, che tua madre amava la letteratura e tuo padre era laureato in economia.

Loro due avevano un gran senso di solidarietà e compromesso con la società, qualcosa che sicuramente tu avrai nella tua personalità perché, nonostante tu sia cresciuta in una famiglia diversa, l’essere umano conserva internamente i geni dei suoi antenati.

Sicuramente ci sono molte domande senza risposta che si muovono dentro di te.
Adesso ormai che ho più di 80 anni, il mio desiderio più grande è di abbracciarti e riconoscermi nel tuo sguardo, mi piacerebbe che tu mi venissi incontro per far sì che questa lunga ricerca si concretizzi nel più grande desiderio che mi tiene ancora in piedi, quello del nostro incontro.

Clara Anahì, mentre ti aspetto, continuerò a cercarti.

Ti abbraccia, la tua nonna, Chicha Mariani.