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martedì 18 marzo 2014
giovedì 15 marzo 2012
Ad Alessandria il film "Polvere. Il grande processo dell'amianto"
Martedì 20 marzo alle ore 21.00, in PIazza D'Annunzio 1 ad Alessandria, l'Associazione culturale Sin.tonia presenta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller.

Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.
Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.
Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.

Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.
Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.
Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.
venerdì 3 febbraio 2012
Processo Eternit, il comune di Casale Monferrato dice "no" all'offerta Schmidheiny
La popolazione di Casale Monferrato ha lottato e non ha abbassato la testa. E alla fine l'ha avuta vinta. Dopo settimane di attesa, rinvii, rimandi, false notizie e speranze disattese, la giunta di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, ha detto no alla proposta di Stephan Schmidheiny, l'ex amministratore delegato della Eternit, imputato al processo in corso a Torino, che aveva messo sul tavolo 18,3 milioni di euro a patto che il Comune ritirasse la sua costituzione come parte civile. Un accordo che, se firmato, avrebbe impedito a Casale anche di ripresentarsi in eventuali altri procedimenti futuri.
La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".
Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).
Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.
Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.
La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".
Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).
Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.
Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.
lunedì 3 ottobre 2011
Alessandria rivuole il suo teatro. Una fiaccolata invade la vie del centro cittadino per chiedere giustizia e trasparenza
Una grande serata di lotta, alla ricerca della giustizia. Domenica 2 ottobre 2011, la città di Alessandria ha manifestato per chiedere indietro il suo teatro, sottratto da oltre un anno, divorato dall'amianto. Muto, silenzioso, ormai da troppo tempo.
La cronaca dal sito di Radiogold
“Ci hanno tolto il teatro, riprendiamoci la città”, “Teatro, giustizia, verità”, “Mancuso, Repetto, e Fabbio a casa”. Sono questi alcuni degli slogan che hanno accompagnato la fiaccolata di ieri sera per le vie del centro di Alessandria, un anno dopo la chiusura del Teatro Comunale per la dispersione di polveri di amianto. Circa 500 persone hanno partecipato all’iniziativa del Comitato Ridatecilteatro, nato per chiedere la riapertura del teatro e la tutela dei lavoratori. I membri del comitato, insieme a politici, lavoratori ed ex lavoratori del teatro e semplici cittadini si sono ritrovati davanti al Teatro Comunale e hanno attraversato la città fin sotto il Comune, in piazza della Libertà per ribadire la loro preoccupazione per il futuro culturale di Alessandria, una città da un anno senza teatro e soprattutto per chiedere trasparenza sul percorso di bonifica che prenderà il via. Durante il corteo ci sono stati molti interventi.
Piera Rosi, portavoce del Comitato, in apertura, ha spiegatole ragioni della fiaccolata: le ultime dichiarazioni del sindaco Piercarlo Fabbio secondo cui la dispersione dell’amianto in teatro sarebbe oggi meno grave tanto da arrivare entro cinque mesi alla riapertura non convincono i membri del Comitato. Assurda, poi, a loro avviso la decisione di affidare i lavori di bonifica alla stessa ditta che provocò i danni un anno fa, la Switch 1988. Restano dubbi anche sulla assunzione, attraverso l’Aspal, dei nove lavoratori del teatro i cui contratti sono scaduti, come ha ricordato un altro membro del Comitato, Matteo Bottino. Tra gli interventi anche quello del portavoce dell’associazione casale Voci della Memoria, che si batte contro l’amianto. Il portavoce dell’associazione, Luca Cavallero, ha invitato gli alessandrini a non mollare e a sollecitare le istituzioni a fare chiarezza sulla vicenda ‘teatro’. Giunti sono il Comune. i ragazzi del Laboratorio Sociale di via Piave che aprivano il corteo hanno bollato Palazzo Rosso come ‘area da bonificare’ con un manifesto appeso sul portone comunale. A prendere la parola in chiusura è stata Margherita Bassini, altro membro del Comitato, la quale ha riportato la descrizione del Teatro Regionale Alessandrino, così come si legge sul sito del Tra: “La Fondazione Teatro Regionale Alessandrino è un grande progetto di produzione culturale, un sistema di teatri, una nuova stagione per il territorio alessandrino, nata dall' esperienza della gestione passata dell' A.T.A. Srl. Il Teatro Regionale Alessandrino (T.R.A.) ha finalità artistiche, culturali e sociali con specifico riferimento al teatro nelle sue espressioni tradizionali, di ricerca e interdisciplinari, con particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea e al rinnovamento della scrittura scenica e dei linguaggi artistici”
“Belle parole -ha commentato la Bassini - che però purtroppo negli ultimi mesi sono rimaste tali”.
Il Comitato Ridatecilteatro dopo questa riuscita fiaccolata continuerà la sua attività, con le assemblee settimanali aperte a tutti e nuove iniziative in cantiere. Per saperne di più potete visitare il sito ridatecilteatro
La cronaca dal sito di Radiogold
“Ci hanno tolto il teatro, riprendiamoci la città”, “Teatro, giustizia, verità”, “Mancuso, Repetto, e Fabbio a casa”. Sono questi alcuni degli slogan che hanno accompagnato la fiaccolata di ieri sera per le vie del centro di Alessandria, un anno dopo la chiusura del Teatro Comunale per la dispersione di polveri di amianto. Circa 500 persone hanno partecipato all’iniziativa del Comitato Ridatecilteatro, nato per chiedere la riapertura del teatro e la tutela dei lavoratori. I membri del comitato, insieme a politici, lavoratori ed ex lavoratori del teatro e semplici cittadini si sono ritrovati davanti al Teatro Comunale e hanno attraversato la città fin sotto il Comune, in piazza della Libertà per ribadire la loro preoccupazione per il futuro culturale di Alessandria, una città da un anno senza teatro e soprattutto per chiedere trasparenza sul percorso di bonifica che prenderà il via. Durante il corteo ci sono stati molti interventi.
Piera Rosi, portavoce del Comitato, in apertura, ha spiegatole ragioni della fiaccolata: le ultime dichiarazioni del sindaco Piercarlo Fabbio secondo cui la dispersione dell’amianto in teatro sarebbe oggi meno grave tanto da arrivare entro cinque mesi alla riapertura non convincono i membri del Comitato. Assurda, poi, a loro avviso la decisione di affidare i lavori di bonifica alla stessa ditta che provocò i danni un anno fa, la Switch 1988. Restano dubbi anche sulla assunzione, attraverso l’Aspal, dei nove lavoratori del teatro i cui contratti sono scaduti, come ha ricordato un altro membro del Comitato, Matteo Bottino. Tra gli interventi anche quello del portavoce dell’associazione casale Voci della Memoria, che si batte contro l’amianto. Il portavoce dell’associazione, Luca Cavallero, ha invitato gli alessandrini a non mollare e a sollecitare le istituzioni a fare chiarezza sulla vicenda ‘teatro’. Giunti sono il Comune. i ragazzi del Laboratorio Sociale di via Piave che aprivano il corteo hanno bollato Palazzo Rosso come ‘area da bonificare’ con un manifesto appeso sul portone comunale. A prendere la parola in chiusura è stata Margherita Bassini, altro membro del Comitato, la quale ha riportato la descrizione del Teatro Regionale Alessandrino, così come si legge sul sito del Tra: “La Fondazione Teatro Regionale Alessandrino è un grande progetto di produzione culturale, un sistema di teatri, una nuova stagione per il territorio alessandrino, nata dall' esperienza della gestione passata dell' A.T.A. Srl. Il Teatro Regionale Alessandrino (T.R.A.) ha finalità artistiche, culturali e sociali con specifico riferimento al teatro nelle sue espressioni tradizionali, di ricerca e interdisciplinari, con particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea e al rinnovamento della scrittura scenica e dei linguaggi artistici”
“Belle parole -ha commentato la Bassini - che però purtroppo negli ultimi mesi sono rimaste tali”.
Il Comitato Ridatecilteatro dopo questa riuscita fiaccolata continuerà la sua attività, con le assemblee settimanali aperte a tutti e nuove iniziative in cantiere. Per saperne di più potete visitare il sito ridatecilteatro
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martedì 12 luglio 2011
Amianto ad Alessandria, botta e risposta tra il sindaco Fabbio e il comitato 'Ridateci il Teatro'
Così Tatiana Gagliano sul sito di RadioGold ha seguito gli ultimi sviluppi della vicenda del Teatro comunale di Alessandria, chiuso da 9 mesi per il ritrovamento di amianto. Ieri sera il comitato Ridateci il Teatro, che da mesi si batte per garantire un futuro all'istituzione alessandrina, ha tenuto una conferenza stampa all'esterno della struttura per esprimere la propria posizione e avanzare le proprie rivendicazioni alla luce degli ultimi sviluppi.
La polvere all’interno del Teatro Regionale Alessandrino ormai non è più solo quella di amianto. Dallo scorso ottobre nessun cittadino è più entrato nelle sale della struttura, fino a 9 mesi fa anima culturale della città di Alessandria. Le saracinesche continuano ad essere inesorabilmente abbassate e le porte sigillate. Il silenzio assordante che accompagna la vicenda del Teatro Regionale Alessandrino è stato di nuovo interrotto dalla voce del comitato “Ridateci il Teatro”. Dopo la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura e quindi la formulazione dei capi d’accusa per i quattro membri del consiglio d’amministrazione del Tra e tre dirigenti della Switch 1988, il comitato vuole avere delle risposte chiare.
Tante le domande rivolte soprattutto al primo cittadino di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ma non solo. “Vogliamo innanzitutto – ha sottolineato ieri Margherita Bassini del comitato “Ridateci il Teatro”- che i dirigenti della Fondazione inquisiti rassegnino le loro dimissioni. Il sindaco Fabbio, prima della chiusura delle indagini, aveva confermato la sua fiducia alla Presidente Mancuso. Ma ora?”. Per Elvira Mancuso la Procura dovrebbe infatti chiedere il rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio, contestato anche al consigliere del Tra e rappresentante in consiglio di amministrazione di Amag, Lorenzo Repetto, Paola Bonzano, assessore alla cultura di Valenza, e Gianni Cazzulo, presidente del collegio dei revisori dei conti. Ma le responsabilità della Presidente, in base a quanto emerso dalle indagini della Procura, sarebbero inoltre aggravate dal non aver vigilato sulla sospensione delle attività durante le operazioni di rimozione dell’amianto in teatro.
Arriva indirettamente, tramite i nostri microfoni, la risposta del sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio. “Io scelsi una Presidente perché fosse un’operatrice culturale di buon livello. – ha replicato il primo cittadino - Scelsi un operatore, Franco Ferrari, perché fosse un operatore amministrativo di gran livello. Purtroppo le procedure amministrative non sono state rispettate. Mi pare, invece, che la proposta culturale del teatro sia di buon livello”. Dopo la stoccata all’ex direttore Ferrari e il positivo giudizio sull'operato della Presidente, il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ha rinviato al mittente un altro dei quesiti posti dal comitato. “Vogliamo sapere – aveva chiesto ancora ieri Margherita Bassini - se i soci della Fondazione Tra si costituiranno parte civile nell’eventuale processo contro i sette indagati”. Quesito, per il sindaco, rivolto al soggetto sbagliato. “Se ci sarà necessità - ha precisato Fabbio – lo faremo. Questa domanda va fatta in ogni caso all’avvocatura comunale. Non mi pare comunque che nessuno sia già stato rinviato a giudizio. Questo non è un aspetto che ci aiuta a risolvere i problemi. In questo modo possiamo solo individuare delle responsabilità, cosa che non spetta a noi ma alla Magistratura. Questo è un giustizialismo di basso livello”.
Il problema, quindi, è la bonifica e la riapertura del teatro. “A distanza di mesi – ha spiegato ieri Margherita Bassini del Comitato “Ridateci il Teatro” – non sappiamo ancora nulla sui lavori di bonifica. L’idea ventilata dall’assessore al bilancio di Alessandria, Luciano Vandone, di riaffidare i lavori alla Switch 1988 è assurda, anche se fosse a titolo risarcitorio”. Per la Procura di Alessandria, in effetti, tre dirigenti della Switch 1988 sarebbero colpevoli di “mancata adozione di provvedimenti idonei alla non diffusione delle fibre di amianto”. L’accusa da parte della Magistratura non sembra aver fatto cambiare idea al sindaco di Alessandria. “Innanzitutto – ha voluto precisare Piercarlo Fabbio – noi non “riaffidiamo nulla”. La ditta si è dichiarata disponibile a restituire i locali così come li aveva trovati. Una disponibilità che ci farà risparmiare due milioni di euro. Non si tratta di un affidamento dei lavori da parte dell’Amministrazione. Il Comune non sta scegliendo nessun soggetto,chiede solo di riavere il teatro nelle stesse condizioni in cui lo aveva affidato alla Switch”.
Tra le molte domande poste dal comitato “Ridateci il Teatro”, rimane ancora una volta quella del futuro dei nove lavoratori a tempo determinato con contratto, ancora una volta, in scadenza. “I lavoratori sono di nuovo a rischio. – ha ricordato Mauro Buzzi della Cgil – Il contratto scadrà il 31 luglio. Noi chiediamo, così come aveva scritto il sindaco di Alessandria al Prefetto che ci sia il rinnovo per tutta la prossima stagione”. Una promessa che dovrebbe essere mantenuta, se pur con qualche differenza rispetto a quanto dichiarato dallo stesso Piercarlo Fabbio in una conferenza stampa alcuni mesi fa. “A questi lavoratori potrebbe essere trovata una collocazione diversa. – ha spiegato il sindaco - La Giunta ha relazionato mercoledì su questa questione e una soluzione potrebbe essere stata trovata. Non c’è stata ancora nessuna delibera, quindi non ne parlo, ma mi sento di dare speranza a tutti”. Posto di lavoro forse confermato, ma sembrerebbe lontano dalle luci del palcoscenico del Tra. “I contratti – ha concluso il sindaco Fabbio – verranno rinnovati fino a giugno/luglio 2012, così come avevo già dichiarato. I lavoratori potrebbero però essere impiegati anche fuori dal teatro. Questo non è importante. Se uno và a lavorare in via Savona, piuttosto che da un’altra parte, l’importante è che vada a lavorare. La cosa fondamentale è garantire i posti di lavoro”.
La polvere all’interno del Teatro Regionale Alessandrino ormai non è più solo quella di amianto. Dallo scorso ottobre nessun cittadino è più entrato nelle sale della struttura, fino a 9 mesi fa anima culturale della città di Alessandria. Le saracinesche continuano ad essere inesorabilmente abbassate e le porte sigillate. Il silenzio assordante che accompagna la vicenda del Teatro Regionale Alessandrino è stato di nuovo interrotto dalla voce del comitato “Ridateci il Teatro”. Dopo la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura e quindi la formulazione dei capi d’accusa per i quattro membri del consiglio d’amministrazione del Tra e tre dirigenti della Switch 1988, il comitato vuole avere delle risposte chiare.
Tante le domande rivolte soprattutto al primo cittadino di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ma non solo. “Vogliamo innanzitutto – ha sottolineato ieri Margherita Bassini del comitato “Ridateci il Teatro”- che i dirigenti della Fondazione inquisiti rassegnino le loro dimissioni. Il sindaco Fabbio, prima della chiusura delle indagini, aveva confermato la sua fiducia alla Presidente Mancuso. Ma ora?”. Per Elvira Mancuso la Procura dovrebbe infatti chiedere il rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio, contestato anche al consigliere del Tra e rappresentante in consiglio di amministrazione di Amag, Lorenzo Repetto, Paola Bonzano, assessore alla cultura di Valenza, e Gianni Cazzulo, presidente del collegio dei revisori dei conti. Ma le responsabilità della Presidente, in base a quanto emerso dalle indagini della Procura, sarebbero inoltre aggravate dal non aver vigilato sulla sospensione delle attività durante le operazioni di rimozione dell’amianto in teatro.
Arriva indirettamente, tramite i nostri microfoni, la risposta del sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio. “Io scelsi una Presidente perché fosse un’operatrice culturale di buon livello. – ha replicato il primo cittadino - Scelsi un operatore, Franco Ferrari, perché fosse un operatore amministrativo di gran livello. Purtroppo le procedure amministrative non sono state rispettate. Mi pare, invece, che la proposta culturale del teatro sia di buon livello”. Dopo la stoccata all’ex direttore Ferrari e il positivo giudizio sull'operato della Presidente, il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ha rinviato al mittente un altro dei quesiti posti dal comitato. “Vogliamo sapere – aveva chiesto ancora ieri Margherita Bassini - se i soci della Fondazione Tra si costituiranno parte civile nell’eventuale processo contro i sette indagati”. Quesito, per il sindaco, rivolto al soggetto sbagliato. “Se ci sarà necessità - ha precisato Fabbio – lo faremo. Questa domanda va fatta in ogni caso all’avvocatura comunale. Non mi pare comunque che nessuno sia già stato rinviato a giudizio. Questo non è un aspetto che ci aiuta a risolvere i problemi. In questo modo possiamo solo individuare delle responsabilità, cosa che non spetta a noi ma alla Magistratura. Questo è un giustizialismo di basso livello”. Il problema, quindi, è la bonifica e la riapertura del teatro. “A distanza di mesi – ha spiegato ieri Margherita Bassini del Comitato “Ridateci il Teatro” – non sappiamo ancora nulla sui lavori di bonifica. L’idea ventilata dall’assessore al bilancio di Alessandria, Luciano Vandone, di riaffidare i lavori alla Switch 1988 è assurda, anche se fosse a titolo risarcitorio”. Per la Procura di Alessandria, in effetti, tre dirigenti della Switch 1988 sarebbero colpevoli di “mancata adozione di provvedimenti idonei alla non diffusione delle fibre di amianto”. L’accusa da parte della Magistratura non sembra aver fatto cambiare idea al sindaco di Alessandria. “Innanzitutto – ha voluto precisare Piercarlo Fabbio – noi non “riaffidiamo nulla”. La ditta si è dichiarata disponibile a restituire i locali così come li aveva trovati. Una disponibilità che ci farà risparmiare due milioni di euro. Non si tratta di un affidamento dei lavori da parte dell’Amministrazione. Il Comune non sta scegliendo nessun soggetto,chiede solo di riavere il teatro nelle stesse condizioni in cui lo aveva affidato alla Switch”.
Tra le molte domande poste dal comitato “Ridateci il Teatro”, rimane ancora una volta quella del futuro dei nove lavoratori a tempo determinato con contratto, ancora una volta, in scadenza. “I lavoratori sono di nuovo a rischio. – ha ricordato Mauro Buzzi della Cgil – Il contratto scadrà il 31 luglio. Noi chiediamo, così come aveva scritto il sindaco di Alessandria al Prefetto che ci sia il rinnovo per tutta la prossima stagione”. Una promessa che dovrebbe essere mantenuta, se pur con qualche differenza rispetto a quanto dichiarato dallo stesso Piercarlo Fabbio in una conferenza stampa alcuni mesi fa. “A questi lavoratori potrebbe essere trovata una collocazione diversa. – ha spiegato il sindaco - La Giunta ha relazionato mercoledì su questa questione e una soluzione potrebbe essere stata trovata. Non c’è stata ancora nessuna delibera, quindi non ne parlo, ma mi sento di dare speranza a tutti”. Posto di lavoro forse confermato, ma sembrerebbe lontano dalle luci del palcoscenico del Tra. “I contratti – ha concluso il sindaco Fabbio – verranno rinnovati fino a giugno/luglio 2012, così come avevo già dichiarato. I lavoratori potrebbero però essere impiegati anche fuori dal teatro. Questo non è importante. Se uno và a lavorare in via Savona, piuttosto che da un’altra parte, l’importante è che vada a lavorare. La cosa fondamentale è garantire i posti di lavoro”.
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venerdì 8 luglio 2011
Amianto alla caserma Valfrè di Alessandria: “E' il caso di ospitarci i centauri?”
Ad Alessandria l'amianto fa paura non solo al teatro comunale. In questo articolo di Ettore Grassano, da AlessandriaNews, si affronta la situazione alla caserma Valfrè, in pieno centro cittadino.
“Ma davvero, con tutto quell’amianto in precarie condizioni, è il caso di continuare ad organizzare manifestazioni alla Valfrè? A cominciare dai centauri, che un po’ di polvere la solleveranno pure, no?”. Matteo Bottino vive in uno dei palazzi che circondano l’ex caserma, nel cuore di Alessandria, e da mesi si sta battendo, insieme ad una trentina di altri abitanti del quartiere, perché sia fatta un po’ di chiarezza sulla situazione, e sugli eventuali rischi per chi vive (e respira) in zona. Il timore del gruppo di cittadini è legato alla probabile presenza all’interno della Valfrè di materiale in eternit, in particolare nell’area delle ex scuderie, dove le tegole si stanno sfaldando.
“Corso Cento Cannoni e vie limitrofe non sono proprio disabitate, e nei pressi c’è anche un importante plesso scolastico, pieno di bambini per 9 mesi all’anno. Possibile che si prenda la questione sottogamba?”. Bottino in realtà non mette in discussione l’impegno e la disponibilità degli addetti ai lavori dell’Ufficio Ambiente del Comune, ma ha parecchio da ridire sulla tempistica di verifica e intervento. “La vicenda – precisa – si trascina praticamente da un anno. Ora finalmente ci hanno comunicato che sarebbe in arrivo in questi giorni la tanto attesa relazione Arpa, in base alla quale pare (ribadisco pare: non abbiamo ancora avuto accesso agli atti) si stabilisca che una bonifica deve essere effettuata entro un anno, forse due. Ma bonifica totale o incapsulamento? Vedremo, speriamo ce lo dicano presto…”.
Il problema però, secondo Bottino e gli altri residenti, è che fare nel frattempo. Ha senso continuare ad utilizzare la struttura per iniziative di intrattenimento che tra l’altro attirano alla Valfrè migliaia di persone, assolutamente ignare della situazione? E il prossimo week end, in particolare, ha senso utilizzare ugualmente la struttura come punto di riferimento per la festa dei Centauri? “Nessuno mi sta offrendo risposte – spiega Bottino – e men che meno nessuno si prende responsabilità. Sto facendo la trottola tra Comune, Vigili, Asl e Arpa. Alla fine qualcuno dovrà pure farsi carico delle decisioni degli enti, o almeno così spero”. La situazione proprietaria della Valfrè, di proprietà del Demanio e in gestione al Comune, certamente nei mesi scorsi non ha aiutato ad accelerare la soluzione del problema. Vedremo se dopo il recente decisivo intervento dell’on. Maurizio Grassano per l’acquizione gratuita dell’immobile da parte di Palazzo Rosso, qualcosa cambierà nelle prossime settimane o mesi. Intanto i residenti attendono risposte concrete. Fiduciosi ma agguerriti.
“Ma davvero, con tutto quell’amianto in precarie condizioni, è il caso di continuare ad organizzare manifestazioni alla Valfrè? A cominciare dai centauri, che un po’ di polvere la solleveranno pure, no?”. Matteo Bottino vive in uno dei palazzi che circondano l’ex caserma, nel cuore di Alessandria, e da mesi si sta battendo, insieme ad una trentina di altri abitanti del quartiere, perché sia fatta un po’ di chiarezza sulla situazione, e sugli eventuali rischi per chi vive (e respira) in zona. Il timore del gruppo di cittadini è legato alla probabile presenza all’interno della Valfrè di materiale in eternit, in particolare nell’area delle ex scuderie, dove le tegole si stanno sfaldando.
“Corso Cento Cannoni e vie limitrofe non sono proprio disabitate, e nei pressi c’è anche un importante plesso scolastico, pieno di bambini per 9 mesi all’anno. Possibile che si prenda la questione sottogamba?”. Bottino in realtà non mette in discussione l’impegno e la disponibilità degli addetti ai lavori dell’Ufficio Ambiente del Comune, ma ha parecchio da ridire sulla tempistica di verifica e intervento. “La vicenda – precisa – si trascina praticamente da un anno. Ora finalmente ci hanno comunicato che sarebbe in arrivo in questi giorni la tanto attesa relazione Arpa, in base alla quale pare (ribadisco pare: non abbiamo ancora avuto accesso agli atti) si stabilisca che una bonifica deve essere effettuata entro un anno, forse due. Ma bonifica totale o incapsulamento? Vedremo, speriamo ce lo dicano presto…”.
Il problema però, secondo Bottino e gli altri residenti, è che fare nel frattempo. Ha senso continuare ad utilizzare la struttura per iniziative di intrattenimento che tra l’altro attirano alla Valfrè migliaia di persone, assolutamente ignare della situazione? E il prossimo week end, in particolare, ha senso utilizzare ugualmente la struttura come punto di riferimento per la festa dei Centauri? “Nessuno mi sta offrendo risposte – spiega Bottino – e men che meno nessuno si prende responsabilità. Sto facendo la trottola tra Comune, Vigili, Asl e Arpa. Alla fine qualcuno dovrà pure farsi carico delle decisioni degli enti, o almeno così spero”. La situazione proprietaria della Valfrè, di proprietà del Demanio e in gestione al Comune, certamente nei mesi scorsi non ha aiutato ad accelerare la soluzione del problema. Vedremo se dopo il recente decisivo intervento dell’on. Maurizio Grassano per l’acquizione gratuita dell’immobile da parte di Palazzo Rosso, qualcosa cambierà nelle prossime settimane o mesi. Intanto i residenti attendono risposte concrete. Fiduciosi ma agguerriti.
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domenica 10 aprile 2011
Se a teatro piove amianto
La mia città, Alessandria, e una vicenda dolorosa che riguarda la salute, la cultura, i lavoratori, la bassa battaglia politica, la dignità di una popolazione, raccontata dall'amico Mauro Ravarino.
Una nube, tanta polvere e quattromila persone in platea. È amianto. Lo scoprirà l’Asl e farà chiudere a tempo indeterminato il teatro di Alessandria. Le fibre si sono diffuse nella sala grande dopo una “bonifica” dell’impianto di riscaldamento. La decisione dell’intervento, assegnato senza gara d’appalto, fu presa in un cda contestato (forse senza numero legale), ora indagato insieme ai vertici della ditta esecutrice (la Switch 1988). In mezzo, un intreccio da spy story con verbali che scompaiono e riappaiono oscurati e uno scontro durissimo tra maggioranza di centrodestra e opposizione.

La polvere spuntava dappertutto. Sui braccioli delle sedie, dietro le quinte e vicino al sipario. E poi c’era quella strana nebbiolina bianca, poco rassicurante. Più in là era collocato il cantiere, affidato dalla fondazione Teatro Regionale Alessandrino (abbreviata in Tra) alla Switch 1988, per la bonifica dell’impianto di riscaldamento. Quello con l’amianto (mappa di platea e interrato).
«I responsabili ci dicevano di stare tranquilli che erano solo calcinacci. Niente di grave», raccontano i tecnici del teatro di Alessandria. «Niente fibre pericolose». Ma qualcosa nei lavori, probabilmente, era andato storto: «E non ce lo dicevano». Mancava poco alla rassegna Precipitevolissimevolmente, meno di un giorno. Dal 23 al 26 settembre dello scorso anno, sarebbero saliti sul palco Lella Costa, Paolo Rossi, Yo Yo Mundi, Erri De Luca e Gianmaria Testa. E quattromila persone si sarebbero sedute in platea. Nonostante gli allarmi, il teatro (prima la Sala grande con 1200 posti, poi le altre due: Ferrero e Zandrino) verrà chiuso precauzionalmente dall’Asl solo il 2 ottobre. Nel pomeriggio agli orchestrali del concorso Pittaluga, impegnati nelle prove, era capitata una disavventura: la polvere era piovuta dal soffitto sulle giacche e sulle teste dei musicisti, trasferiti di gran lena in duomo. Una «nube d’amianto», scopriranno qualche giorno dopo le analisi della Asl: un livello di 16,3 fibre/litro di amianto nei luoghi maggiormente frequentati del teatro (nel precedente sondaggio quantitativo era risultato un tasso di fibre di polvere del 66,7% sul totale, rispetto al 20% consentito). [Continua]
di Mauro Ravarino da Linkiesta, 8 aprile 2011
Una nube, tanta polvere e quattromila persone in platea. È amianto. Lo scoprirà l’Asl e farà chiudere a tempo indeterminato il teatro di Alessandria. Le fibre si sono diffuse nella sala grande dopo una “bonifica” dell’impianto di riscaldamento. La decisione dell’intervento, assegnato senza gara d’appalto, fu presa in un cda contestato (forse senza numero legale), ora indagato insieme ai vertici della ditta esecutrice (la Switch 1988). In mezzo, un intreccio da spy story con verbali che scompaiono e riappaiono oscurati e uno scontro durissimo tra maggioranza di centrodestra e opposizione.

La polvere spuntava dappertutto. Sui braccioli delle sedie, dietro le quinte e vicino al sipario. E poi c’era quella strana nebbiolina bianca, poco rassicurante. Più in là era collocato il cantiere, affidato dalla fondazione Teatro Regionale Alessandrino (abbreviata in Tra) alla Switch 1988, per la bonifica dell’impianto di riscaldamento. Quello con l’amianto (mappa di platea e interrato).
«I responsabili ci dicevano di stare tranquilli che erano solo calcinacci. Niente di grave», raccontano i tecnici del teatro di Alessandria. «Niente fibre pericolose». Ma qualcosa nei lavori, probabilmente, era andato storto: «E non ce lo dicevano». Mancava poco alla rassegna Precipitevolissimevolmente, meno di un giorno. Dal 23 al 26 settembre dello scorso anno, sarebbero saliti sul palco Lella Costa, Paolo Rossi, Yo Yo Mundi, Erri De Luca e Gianmaria Testa. E quattromila persone si sarebbero sedute in platea. Nonostante gli allarmi, il teatro (prima la Sala grande con 1200 posti, poi le altre due: Ferrero e Zandrino) verrà chiuso precauzionalmente dall’Asl solo il 2 ottobre. Nel pomeriggio agli orchestrali del concorso Pittaluga, impegnati nelle prove, era capitata una disavventura: la polvere era piovuta dal soffitto sulle giacche e sulle teste dei musicisti, trasferiti di gran lena in duomo. Una «nube d’amianto», scopriranno qualche giorno dopo le analisi della Asl: un livello di 16,3 fibre/litro di amianto nei luoghi maggiormente frequentati del teatro (nel precedente sondaggio quantitativo era risultato un tasso di fibre di polvere del 66,7% sul totale, rispetto al 20% consentito). [Continua]
di Mauro Ravarino da Linkiesta, 8 aprile 2011
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mercoledì 27 ottobre 2010
Solvay, il 14 dicembre al via il processo
Il 14 dicembre partirà il processo contro la Solvay Solexis/Arkema per l'inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo, emerso nel 2008 con la dispersione nella falda acquifera di cromo esavalente.
Gli imputati sono 38. I capi d'accusa sono avvelenamento doloso e dolosa mancata bonifica. L'associazione Medicina Democratica, insieme a un centinaio di residenti della Fraschetta ed ex dipendenti della Solvay che in questi anni hanno riportato danni fisici e psicologici, si costituirà parte civile, per ottenere risarcimenti.
Secondo l'associazione, la Solvay sarebbe stata sempre a conoscenza della presenza nel sottosuolo di sostanze inquinanti. Chi vuole presentarsi come parte civile al processo, può contattare Medicina Democratica al numero 3470182679. La Solvay non ha ritenuto necessario commentare l'iniziativa di Medicina Democratica.
dal sito di RadioGold
Gli imputati sono 38. I capi d'accusa sono avvelenamento doloso e dolosa mancata bonifica. L'associazione Medicina Democratica, insieme a un centinaio di residenti della Fraschetta ed ex dipendenti della Solvay che in questi anni hanno riportato danni fisici e psicologici, si costituirà parte civile, per ottenere risarcimenti.
Secondo l'associazione, la Solvay sarebbe stata sempre a conoscenza della presenza nel sottosuolo di sostanze inquinanti. Chi vuole presentarsi come parte civile al processo, può contattare Medicina Democratica al numero 3470182679. La Solvay non ha ritenuto necessario commentare l'iniziativa di Medicina Democratica.
dal sito di RadioGold
martedì 26 ottobre 2010
Le intimidazioni non piegano la lotta
Riportiamo il comunicato stampa dell'Associazione Voci della Memoria, in seguito al vile attacco intimidatorio a Marta, lavoratrice precaria del Teatro di Alessandria, in questi giorni al centro di una drammatica storia di contaminazione di amianto.
L’Associazione Culturale Voci della Memoria di Casale Monferrato deve suo malgrado occuparsi di cronaca nera, è la prima volta che capita ma non ci esimiamo dal farlo.
Venerdì 22 ottobre siamo stati ospiti di un interessante e partecipato dibattito pubblico presso il Laboratorio Sociale di via Piave 65 ad Alessandria, dibattito condotto da una lavoratrice precaria del Teatro Comunale di Alessandria coinvolto nella triste vicenda delle altissime concentrazioni di polveri d’amianto riscontrate dall’ASL che ha portato alla chiusura del Teatro stesso in attesa di bonifica, Marta, e che fra gli ospiti ha visto oltre a noi molti lavoratori del Teatro Comunale Alessandrino, Romana Blasotti Pavesi Presidente dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato e Bruno Pesce del Comitato Vertenza Amianto.
Nella serata si sono poste le basi per la costituzione di un Comitato Alessandrino Contro l’Amianto e molte persone presenti in sala hanno deciso di intervenire il giorno successivo alla fiera Ambiente e Ambienti che si teneva presso la Cittadella in Alessandria al fine di volantinare e sensibilizzare una volta di più l’opinione
pubblica.
Da quanto ci è dato sapere, purtroppo non dagli organi di stampa, all’arrivo dei pacifici manifestati alcuni individui li avrebbero prima provocati e poi aggrediti, in particolare Marta (la lavoratrice precaria sopraccitata) è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso in Alessandria dove le sono stati dati quattro giorni di prognosi dai medici.
L’Associazione Voci della Memoria, fiduciosa nel lavoro della magistratura inquirente che ha raccolto stamane la denuncia effettuata dall’aggredita, vuole testimoniare a Marta e a tutti i manifestanti ieri presenti la propria solidarietà a fronte della vigliacca aggressione subita perché rei di chiedere Verità e Giustizia sui fatti del Teatro Comunale di Alessandria e di manifestare il proprio dissenso sulla gestione della vicenda, l’Associazione intende altresì ribadire la propria vicinanza a tutti i cittadini (4000!) che hanno frequentato le sale quando già erano contaminate ed ai lavoratori per più giorni esposti, mettendosi a loro disposizione per ogni eventuale iniziativa nelle prossime settimane.
La violenza non potrà fermare mai la sete di Giustizia e la ricerca di Verità dei cittadini, tantomeno di quelli che hanno buona Memoria e ogni giorno cercano di condividerla con più persone possibili.
Associazione Voci della Memoria, Casale Monferrato
L’Associazione Culturale Voci della Memoria di Casale Monferrato deve suo malgrado occuparsi di cronaca nera, è la prima volta che capita ma non ci esimiamo dal farlo.
Venerdì 22 ottobre siamo stati ospiti di un interessante e partecipato dibattito pubblico presso il Laboratorio Sociale di via Piave 65 ad Alessandria, dibattito condotto da una lavoratrice precaria del Teatro Comunale di Alessandria coinvolto nella triste vicenda delle altissime concentrazioni di polveri d’amianto riscontrate dall’ASL che ha portato alla chiusura del Teatro stesso in attesa di bonifica, Marta, e che fra gli ospiti ha visto oltre a noi molti lavoratori del Teatro Comunale Alessandrino, Romana Blasotti Pavesi Presidente dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato e Bruno Pesce del Comitato Vertenza Amianto.
Nella serata si sono poste le basi per la costituzione di un Comitato Alessandrino Contro l’Amianto e molte persone presenti in sala hanno deciso di intervenire il giorno successivo alla fiera Ambiente e Ambienti che si teneva presso la Cittadella in Alessandria al fine di volantinare e sensibilizzare una volta di più l’opinione
pubblica.
Da quanto ci è dato sapere, purtroppo non dagli organi di stampa, all’arrivo dei pacifici manifestati alcuni individui li avrebbero prima provocati e poi aggrediti, in particolare Marta (la lavoratrice precaria sopraccitata) è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso in Alessandria dove le sono stati dati quattro giorni di prognosi dai medici.
L’Associazione Voci della Memoria, fiduciosa nel lavoro della magistratura inquirente che ha raccolto stamane la denuncia effettuata dall’aggredita, vuole testimoniare a Marta e a tutti i manifestanti ieri presenti la propria solidarietà a fronte della vigliacca aggressione subita perché rei di chiedere Verità e Giustizia sui fatti del Teatro Comunale di Alessandria e di manifestare il proprio dissenso sulla gestione della vicenda, l’Associazione intende altresì ribadire la propria vicinanza a tutti i cittadini (4000!) che hanno frequentato le sale quando già erano contaminate ed ai lavoratori per più giorni esposti, mettendosi a loro disposizione per ogni eventuale iniziativa nelle prossime settimane.
La violenza non potrà fermare mai la sete di Giustizia e la ricerca di Verità dei cittadini, tantomeno di quelli che hanno buona Memoria e ogni giorno cercano di condividerla con più persone possibili.
Associazione Voci della Memoria, Casale Monferrato
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martedì 19 ottobre 2010
La tragedia dell’amianto, da Casale Monferrato al Teatro di Alessandria
Da molti anni le strade e le case in cui viviamo tutti i giorni nascondono una pericolosa minaccia celata tra le tegole dei tetti, negli impianti di aereazione, nei tubi dell'acqua: l'amianto, materiale estremamente utile e polivalente utilizzato per differenti scopi, nonostante l'altissimo tasso di nocività per l'uomo e per l'ambiente riconosciuto in Italia dagli anni sessanta. Nel nostro Paese il problema dell'amianto è sempre stato affrontato con estrema superficialità e questo ha permesso che ditte come l'Eternit di Casale Monferrato proseguissero nella lavorazione e nella messa in commercio dell'asbesto fino al 1986, senza curarsi delle vittime che questo materiale ha provocato e continua tutt'ora a provocare tra ex lavoratori dell'azienda e cittadini (fino ad ora i decessi accertati causati dall'inalazione di polveri di amianto sono circa 1400, di cui 900 tra i dipendenti e 500 tra i cittadini).La drammaticità della situazione in cui si trovano gli abitanti di Casale è tra le più gravi ed eclatanti in Italia, con una media di circa 50 morti all'anno per mesotelioma pleurico e asbestosi, centinaia di famiglie distrutte e un tasso di polveri di amianto presenti nell'aria ancora oggi sopra le norme; in più le malattie provocate dall'asbesto si manifestano solo dopo diversi anni dall'esposizione e questo significa che saranno ancora molte le vittime causate da questo materiale e dagli imprenditori che hanno deciso di continuare a utilizzarlo per gonfiare le proprie tasche, senza preoccuparsi della vita di migliaia di persone.
Ancora oggi le polveri di asbesto fanno parte della quotidianità della vita dei casalesi; i comitati e le associazioni che da anni lottano contro questa terribile piaga hanno più volte denunciato il fatto che solo il 50% dell'asbesto presente in città è stato bonificato correttamente e che sono ancora molte le abitazioni con tetti o altre parti di strutture in amianto, anche perché tuttora non esiste alcuna legge che impone ai privati di provvedere alla bonifica negli edifici di loro proprietà.
Evidentemente anni di lotta e di processi portati avanti dai comitati casalesi non sono bastati a far sì che le istituzioni e le ditte incaricate di bonificare e smaltire l'amianto si preoccupassero di farlo correttamente e senza rischi per le persone e questo è palesemente dimostrato da ciò che sta accadendo nelle ultime settimane nel Teatro Comunale di Alessandria.
Chiunque abbia seguito la questione sui giornali locali si sarà sicuramente reso conto dell'alone di mistero e di non detti che la dirigenza del teatro (in particolare nella figura della Presidente Elvira Mancuso), il Comune della città e la ditta Switch 1988, esecutrice della bonifica, hanno creato intorno alla faccenda, come se la verità non riguardasse i lavoratori, i 4000 cittadini che hanno attraversato il teatro durante il periodo a rischio e la cittadinanza tutta.
Cerchiamo di mettere un po’ di ordine anche se risulta particolarmente complicato.
La ditta Switch 1988 di proprietà del signor Maurizio Dufour ha eseguito i lavori di bonifica del teatro che gli sono stati affidati dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Regionale Alessandrino di cui fanno parte i signori Elvira Mancuso, Roberto Livraghi, Lorenzo Repetto (già Sindaco del Comune di Castelletto D’Orba e attuale Presidente dell’AMAG) e Gianluca Veronesi. Non è stata effettuata nessuna gara di appalto pubblica per l’esecuzione dei lavori, ma è stata direttamente scelta la ditta Switch 1988 con sede nella città di Genova e una sede operativa nella città di Castelletto D’orba in provincia di Alessandria.
I lavori non sono stati eseguiti regolarmente se è vero che attualmente il teatro è chiuso per la presenza di polveri di amianto. Le prime analisi fatte da un laboratorio privato (di cui ad oggi viene tenuto nascosto il nome ma che è sulla bocca di centinaia di cittadini) escludevano la presenza dell’amianto.
Dopo l’intervento dell’ASL si è chiarita la questione e conseguentemente si è optato per la chiusura del teatro e per una nuova e necessaria operazione di bonifica.
Si apprende stasera da fonti giornalistiche che per i nuovi lavori, il consiglio di amministrazione della fondazione teatro regionale alessandrino di cui fanno parte i signori Elvira Mancuso, Roberto Livraghi, Lorenzo Repetto (già Sindaco del Comune di Castelletto D’Orba e attuale Presidente dell’AMAG) e Gianluca Veronesi abbia scelto la ditta Switch 1988 con sede operativa nella città di Castelletto D’Orba.
In pratica la ditta, che ha eseguito i primi lavori di bonifica causando lo spargimento dell’amianto per tutto il teatro, viene nuovamente incaricata di rieseguire i lavori di bonifica vista la sua grande competenza nel settore.
I cittadini e i lavoratori hanno il diritto di sapere cosa sta accadendo nel Teatro di Alessandria e di capire come questa situazione estremamente grave e pericolosa venga gestita e affrontata dalla Giunta Comunale e dall'amministrazione del TRA.
Cittadini e lavoratori hanno il diritto di avere risposte ad alcune banali domande:
1) Per quale ragione non è stata eseguita una gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori?
2) Per quale ragione il consiglio di amministrazione del TRA ha scelto la Switch 1988 con sede operativa a Castelletto D’Orba per eseguire i lavori?
3) Chi fra i membri del consiglio di amministrazione di cui fanno parte i signori Elvira Mancuso, Roberto Livraghi, Lorenzo Repetto (già Sindaco del Comune di Castelletto D’Orba e attuale Presidente dell’AMAG) e Gianluca Veronesi ha proposto che fosse la Switch 1988 con sede operativa a Castelletto D’Orba ad eseguire i lavori?
4) Chi doveva vigilare sull’esecuzione dei lavori?
5) Quale laboratorio ha detto che non c’era la presenza di amianto all’interno del Teatro?
6) Per quale ragione si sceglie nuovamente la ditta Switch 1988 con sede operativa a Castelletto D’Orba per eseguire i nuovi lavori?
7) Per quale ragione non si fa una gara d’appalto?
E molte altre domande che si potrebbero aggiungere.
Per queste ragioni, Venerdì 22 ottobre alle ore 21 presso il Laboratorio Sociale di via Piave 65 si terrà un dibattito pubblico.
Ad aiutarci ad affrontare la questione amianto parteciperanno:
Bruno Pesce (Comitato vertenza amianto Casale Monferrato)
Romana Blasotti Pavesi (Associazione famigliari vittime amianto Casale Monferrato)
Luca (Associazione Voci della Memoria)
Cittadini e Lavoratori contro l’amianto
da Alessandria in Movimento
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