Livorno, 10 apr. (LaPresse) - Sono passati 22 anni, ma ancora non è stata trovata una verità processuale. Anche per questo, per rinnovare la memoria e per evitare che avvengano nuove stragi simili, oggi Livorno si è riunita attorno ai familiari delle vittime della tragedia della Moby Prince, il traghetto andato in fiamme nella notte del 10 aprile 1991, dopo essere entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, nella rada della città toscana. Dopo la funzione religiosa che si è tenuta questa mattina in duomo, centinaia di persone hanno sfilato per le vie di Livorno, fino al molo, dove sono stati letti i nomi delle 140 vittime della strage e sono state lanciate rose in mare, come avviene ogni anno, dal 1991.
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mercoledì 10 aprile 2013
sabato 9 marzo 2013
Se siamo qui non è perché Hugo Chávez è morto, ma perché Hugo Chávez continua a vivere

Si è spento, con il suo fisico grande e forte, dopo una lunga malattia. Ma non è morto. Hugo Chávez, presidente del Venezuela dal 1999, sempre vincitore alle urne, mai sconfitto dagli avversari politici, in 14 anni ha rivoluzionato il suo Paese. Assistenza sanitaria ed istruzione gratuite, case, cibo, dignità. Sono state queste le sue battaglie, portate avanti grazie a un popolo che lo ha capito e un carisma difficile da eguagliare. Straordinario uomo, trascinatore, affascinante oratore. Hugo Chávez non ha fatto bene solo al popolo del Venezuela, ma ha guidato all'unione e verso un sogno di autonomia un intero continente. Ha saputo dire e convincere che era possibile staccarsi da un dominio (finanziario, economico, industriale) durato troppo a lungo. I popoli non solo lo ricorderanno così, ma avranno il grande compito di assumersi sulle proprie spalle un percorso che lui ha iniziato e portato avanti. Creando coscienza, forza, consapevolezza negli ultimi e nei dimenticati. E non lo dicono solo gli stessi ultimi. Ma anche i grandi del mondo che hanno capito la sua figura. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon, non certo un rivoluzionario, ha ricordato poche ore dopo la morte come Chávez abbia sempre "sostenuto le sfide e le aspirazioni dei venezuelani più vulnerabili", e "un decisivo impulso all'integrazione regionale, a partire da una visione prettamente latinoamericana, oltre a mostrare solidarietà con le altre nazioni dell'emisfero". Inoltre, ha voluto ricordare il "contributo di vitale importanza" che Chávez ha dato ai "colloqui di pace che si stanno tenendo tra il governo colombiano del presidente Juan Manuel Santos e le Farc". Colloqui che, molti lo dimenticano, trovano la loro culla a Cuba, dove da mesi le parti stanno provando a fare passi avanti.
Hugo Chávez è un uomo coraggioso e la sua vita non è terminata il 5 marzo 2013. Ma continua, così come la sua lotta, negli occhi e nelle voci di quei ragazzi e di quelle donne che grazie a lui hanno conosciuto un riscatto. Hugo Chávez ha forzato la storia, in un momento difficile, ed è riuscito a creare una breccia in muro che prima era troppo alto anche solo per guardare al di là. E lo straordinario momento che sta vivendo l'America Latina deve andare avanti. Tutti i leader di quest'area del mondo, compresi coloro che meno hanno avuto a che fare con il leader bolivariano, hanno riconosciuto la sua importanza. Chi lo ha chiamato "fratello", chi ha pianto lacrime senza fine, chi lo ha ricordato con rispetto e stima. Chi ha capito, forse anche grazie a quel fiume rosso che ha invaso le strade di Caracas per rendergli un tributo, quanto fosse importante per la sua gente. Ora il difficile compito spetta a chi dovrà prendere la sua eredità in mano e portarla avanti. Quel Nicolás Maduro, fedele delfino, scelto dallo stesso Chávez come suo successore. E con lui tutto il movimento politico, militare, popolare, che ha reso vivo il Venezuela. Le parole di Maduro, oggi, durante il funerale, sono state forti e commosse. Iniziando a prendere la forma di quelle di un leader. Per ora basta ricordare quelle del reverendo statunitense Jesse Jackson che, parlando davanti al feretro avvolto dalla bandiera del Venezuela, ha detto la più vera realtà: "Oggi siamo qui non perché Hugo Chávez è morto, ma perché Hugo Chávez è vivo".
Hasta siempre Comandante!
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lunedì 24 dicembre 2012
Argentina, la fabbrica recuperata Zanon è diventata dei lavoratori
Neuquén (Argentina), 23 dic. (LaPresse) - La lotta era iniziata con un'occupazione, nell'ottobre del 2001. All'alba dell'ufficializzazione della crisi economica dell'Argentina, che stava per dichiarare default, e dopo la fuga del padrone della fabbrica di origine veneta, la quasi totalità degli operai della Zanon aveva deciso di non abbandonare il luogo di lavoro. Una fabbrica culla delle piastrelle di ceramica che serviva mezza America latina, unica speranza per pensare a una vita dignitosa. Passati pochi mesi, a marzo 2002, quel gruppo era riuscito a riattivare la produzione, e la settimana scorsa, dopo undici anni di attesa, gli operai ceramisti hanno conosciuto il momento per cui fin dall'inizio si sono battuti. La fabbrica è ora ufficialmente di loro proprietà. La scorsa settimana, infatti, la provincia di Neuquén si è fatta carico dell'importo di denaro necessario all'esproprio, mentre il giudice fallimentare ha consegnato l'impianto, i macchinari e il marchio Zanon alla gestione operaia. "Si è concretizzato il motto 'Zanon è del popolo' e si è dimostrato che il controllo operaio è una forma di uscita dalla crisi", ha commentato al giornale argentino Pagina/12 Alejandro Lopez, uno dei leader della battaglia per l'espropriazione e deputato provinciale del Fronte della sinistra (Frente de Izquierda).
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domenica 18 novembre 2012
Raid su Gaza fanno strage di bambini. Antimissili in azione a Tel Aviv
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse/AP) - Per il quinto giorno consecutivo, prosegue l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza e il bilancio dei morti continua a salire: 71 le vittime palestinesi, tra cui molti bambini. Nel più grave degli episodi, una casa di due piani dove viveva la famiglia Daloo è stata rasa al suolo e undici civili, soprattutto donne e bimbi, hanno perso la vita. Non si fermano intanto nemmeno i razzi lanciati versi Israele (due quelli intercettati oggi dal sistema Iron Dome diretti a Tel Aviv), mentre la diplomazia è al lavoro per provare a raggiungere un cessate il fuoco. Ma le ultime dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu, secondo cui "l'esercito di Israele è pronto a estendere in modo significativo l'operazione" a Gaza, non fanno ben sperare. Migliaia di soldati israeliani sono dispiegati al confine con la Striscia per l'eventualità di un attacco di terra.
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Gaza, il racconto di una cooperante italiana: Raid da cielo e mare, orribile attacco ai media
Questo il racconto fattoci nella notte da Meri, cooperante italiana che lavora da anni a Gaza, scritto per l'agenzia stampa LaPresse.
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse) - "Hanno bombardato da cielo e mare, attaccando e colpendo i palazzi dei media center che ospitano radio e tv, li hanno bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna". Così, Meri Calvelli, cooperante italiana a Gaza, racconta i raid israeliani che nella notte hanno colpito l'edificio che a Gaza ospita la sede di diversi media locali e stranieri. Questo attacco ai media di Gaza, ha aggiunto, "ha un significato orribile. Sanno che radio e televisioni fungono da comunicatori per tutta la popolazione", se messi fuori uso non avranno più "la possibilità di dire cosa succede nel caso in cui arrivasse un attacco da terra". La Calvelli, che da anni lavora a Gaza e fa parte dell'Associazione di cooperazione e solidarietà, continua poi a descrivere la difficile situazione: "Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno bombardato il ponte che collega una parte all'altra di Gaza. Hanno fatto credere che ci potesse essere una tregua e poi invece hanno cominciato a bombardare incessantemente. Sembra un terremoto senza sosta".
da: LaPresse
Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse) - "Hanno bombardato da cielo e mare, attaccando e colpendo i palazzi dei media center che ospitano radio e tv, li hanno bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna". Così, Meri Calvelli, cooperante italiana a Gaza, racconta i raid israeliani che nella notte hanno colpito l'edificio che a Gaza ospita la sede di diversi media locali e stranieri. Questo attacco ai media di Gaza, ha aggiunto, "ha un significato orribile. Sanno che radio e televisioni fungono da comunicatori per tutta la popolazione", se messi fuori uso non avranno più "la possibilità di dire cosa succede nel caso in cui arrivasse un attacco da terra". La Calvelli, che da anni lavora a Gaza e fa parte dell'Associazione di cooperazione e solidarietà, continua poi a descrivere la difficile situazione: "Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno bombardato il ponte che collega una parte all'altra di Gaza. Hanno fatto credere che ci potesse essere una tregua e poi invece hanno cominciato a bombardare incessantemente. Sembra un terremoto senza sosta".
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sabato 6 ottobre 2012
Tremila marciano da Serravalle ad Arquata contro Tav Terzo valico
Serravalle Scrivia (Alessandria), 6 ott. (LaPresse) - Al grido di 'Giù le mani dalla nostra terra', almeno tremila persone hanno marciato oggi in provincia di Alessandria da Serravalle ad Arquata Scrivia per contestare il progetto del linea ferroviaria ad Alta velocità meglio nota come Terzo valico. La manifestazione, che ha coperto un tragitto di circa 5 chilometri, ha ripercorso in senso inverso lo storico corteo che si tenne nel 2006. Il progetto del Terzo valico dei Giovi prevede la realizzazione di 53 chilometri di linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacita', di cui 39 in galleria, da Genova a Rivalta Scrivia.
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lunedì 17 settembre 2012
Amianto, allarme del ministero: oltre 34mila siti contaminati
Casale Monferrato (Alessandria), 17 set. (LaPresse) - In Italia ci sono 34.148 siti con potenziale contaminazione da amianto e 32 milioni di tonnellate di cemento amianto ancora da bonificare. Sono le cifre che riporta il 15esimo Quaderno del ministero della Salute sull'amianto, presentato oggi a Casale Monferrato, alla presenza dei ministri Renato Balduzzi, Elsa Fornero e Corrado Clini. Sul totale dei siti, ha spiegato in una sintesi analitica quanto spaventosa Giovanni Simonetti, direttore scientifico del Quaderno, "373 sono classificati di priorità uno, ossia come più pericolosi". Tuttavia, su questo conteggio mancano ancora i dati relativi a Sicilia e Calabria. "Con un completamento della mappatura - ha aggiunto Simonetti - si potrebbe arrivare a 500 siti di massimo rischio".
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