giovedì 15 marzo 2012

Ad Alessandria il film "Polvere. Il grande processo dell'amianto"

Martedì 20 marzo alle ore 21.00, in PIazza D'Annunzio 1 ad Alessandria, l'Associazione culturale Sin.tonia presenta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller.



Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.

Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.

Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.

martedì 14 febbraio 2012

La tragedia Eternit, è «disastro doloso»


LA SENTENZA - IL TRIBUNALE DI TORINO CONDANNA A 16 ANNI I MANAGER DE CARTIER E SCHMIDHEINY. RISARCIMENTI MILIONARI ALLE PARTI CIVILI

Dopo una battaglia di oltre 30 anni arriva il verdetto storico per gli stabilimenti piemontesi di Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma per Rubiera(Reggio Emilia)e Bagnoli (Napoli)il reato è prescritto


Tre ore per leggerli tutti. Un lungo elenco di nomi: intere famiglie, madri, padri, fratelli di ex operai o semplici cittadini uccisi dall'amianto. Nel silenzio quasi sacrale del tribunale di Torino, con l'appello di circa 6.400 persone - le parti civili - è iniziata la lettura della sentenza attesa da decenni che condanna a 16 anni i vetici della Eternit spa. Questo il verdetto emesso ieri dalla Corte d'Assise presieduta da Renato Casalbore nei confronti dei due imputati del più grande processo per amianto mai celebrato al mondo, gli ex amministratori delegati dell'azienda, il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, oggi 91 anni, e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni.

Il pm Raffaele Guariniello aveva chiesto per entrambi vent'anni di carcere, per i reati di rimozione di cautele sul luogo di lavoro e disastro doloso, per l'attività della Eternit negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Per questi ultimi due, però, i giudici hanno dichiarato di non dover procedere perché il reato di disastro doloso è prescritto.

«Una sentenza storica», l'hanno definita i familiari delle oltre duemila vittime di asbestosi e mesotelioma (il tipico tumore dell'amianto) che da decenni si battono per vedere riconosciuta la responsabilità dei massimi dirigenti della multinazionale. «L'attendevamo da oltre 30 anni», ha commentato Romana Blasotti Pavesi, 83enne presidente dell'Associazione familiari vittime dell'amianto, che ha perso cinque parenti, tra cui marito e figlia. «Sono soddisfatta - ha aggiunto, ancora rossa in volto nella maxiaula 1 - ma anche triste per i morti che si dovevano evitare. Ora sono stanca, ma la battaglia non è finita. C'è la bonifica, la sensibilizzazione, ci sono i giovani che devono andare avanti».

Ingenti anche i risarcimenti che gli imputati dovranno pagare: 25 milioni di euro al Comune di Casale, 20 alla Regione Piemonte, 15 all'Inail, 5 alla Asl di Alessandria, 4 al Comune di Cavagnolo. Ai familiari sono stati riconosciuti una media di 30mila
euro. Una questione, quella dei risarcimenti, di particolare rilievo dopo il tira e molla tra Comune di Casale e i legali di Schmidheiny, che hanno offerto all'amministrazione 18,3 milioni in cambio del ritiro da parte civile. Accettata inizialmente dalla giunta, l'intesa (ribattezzata dai casalesi «proposta del diavolo») è stata contestata dai cittadini fino a che, grazie anche all'intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi, il Comune ha deciso di dire no.
La battaglia processuale, iniziata il 6 aprile 2009 con l'udienza preliminare, e che ha visto aprirsi il processo il 10 dicembre dello stesso anno, non è però finita. I legali della difesa si dicono «sicuri dell'innocenza» dei propri assistiti e presenteranno appello. La procura annuncia invece un possibile processo bis, per contestare un reato di tipo volontario per un migliaio di decessi provocati dall'amianto, per accertare le responsabilità di ogni singolo caso di morte. Nel processo che si è chiuso ieri si procedeva invece per disastro ambientale.

Parole di elogio al lavoro del pool di Guariniello sono arrivate dal procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. «Una volta i procuratori generali facevano a gara per sostenere che gli infortuni sul lavoro erano mere fatalità, oggi - ha detto - le cose sono cambiate, come dimostrano i processi Thyssen ed Eternit. Il merito è del pool di Guariniello e dell'intera procura. A maggio scadranno i termini per cui molti magistrati del suo gruppo dovranno cambiare settore. Chiedo che il pool non venga smantellato».

Ciò che rende il processo Eternit unico è soprattutto la sua portata internazionale. Ieri, come già alla prima udienza, le strade attorno al tribunale sono diventate uno sciame di lavoratori e associazioni provenienti da tutta Italia e dall'estero. A Torino sono arrivati 24 pullman: 17 da Casale, tre dalla Francia, quattro da altre città italiane, i familiari delle vittime di Viareggio in testa. Ma c'erano anche delegazioni da Regno Unito, Brasile, Svizzera, Belgio.

«Il segnale da dare al mondo - ha detto Nicola Pondrano, responsabile della Camera del Lavoro di Casale, ex operaio Eternit e storico leader della battaglia - è che l'amianto non va più lavorato. L'obiettivo della nostra lotta è sempre stato globale: impedire che si consumino altre stragi. Solo a Casale, dalla fine delle indagini, nel 2008, sono morte per mesotelioma 128 persone. E sono ancora troppi i paesi dove questo materiale viene lavorato: India, Cina, Russia, Brasile».

Proprio dal Brasile è arrivata ieri a Torino una delle più commosse testimonianze. Fernanda Giannasi, dell'Abrea (Associazione brasiliana esposti amianto) non riusciva a trattenere le lacrime. «La nostra lotta - ha raccontato - dura da decenni, anche se per ora solo cinque stati brasiliani su 27 hanno vietato la lavorazione della sostanza killer. Questo verdetto è una speranza. Casale Monferrato deve essere un esempio per il mondo intero, per far sì che il massacro finisca».

di Ilaria Leccardi, da il manifesto del 14 febbraio 2012

venerdì 3 febbraio 2012

Processo Eternit, il comune di Casale Monferrato dice "no" all'offerta Schmidheiny

La popolazione di Casale Monferrato ha lottato e non ha abbassato la testa. E alla fine l'ha avuta vinta. Dopo settimane di attesa, rinvii, rimandi, false notizie e speranze disattese, la giunta di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, ha detto no alla proposta di Stephan Schmidheiny, l'ex amministratore delegato della Eternit, imputato al processo in corso a Torino, che aveva messo sul tavolo 18,3 milioni di euro a patto che il Comune ritirasse la sua costituzione come parte civile. Un accordo che, se firmato, avrebbe impedito a Casale anche di ripresentarsi in eventuali altri procedimenti futuri.

La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".

Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).

Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.

Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.

Rinvio sull'offerta Schmidheiny : "scelta tattica?"

E' attesa per oggi, verso le 13, la decisione della giunta comunale di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, sull'offerta Schmidheiny di 18,3 milioni di euro per il ritiro del Comune come parte civile dal processo Eternit. Sette piccoli Comuni del casalese hanno già detto NO. La sentenza del processo è attesa per il 13 febbraio al tribunale di Torino.


Di seguito l'articolo di Alessandria News

E venne il giorno, anzi non venne. Giovedì, come era stato annunciato, la giunta casalese avrebbe dovuto dire sì o no all’offerta di diciotto milioni e 300mila euro da parte di Stephan Schmidheiny contro il ritiro della costituzione di parte civile dal processo Eternit di Torino che andrà a sentenza il 13 febbraio prossimo. L’attesa però è andata delusa e tutto è rimandato a oggi, venerdì mattina. La decisione dovrebbe arrivare verso le ore 13. Ieri, invece, il sindaco Giorgio Demezzi e i suoi assessori si sono riuniti, come sempre avviene il giovedì dopo le 17 e la seduta è durata piuttosto a lungo, ma l’ordine del giorno, contrariamente a quanto era stato annunciato non ha toccato l’argomento principe.

“Avevamo molte pratiche da esaminare” è stato detto da alcuni assessori all’uscita da palazzo San Giorgio ed anche Demezzi, mentre lasciava il municipio intorno alle 19.30 ha fatto intendere che la decisione arriverà in mattinata. Incertezza sulle decisioni da assumere (anche se ormai la questione è stata oggetto di un approfondimento a trecentosessanta gradi da parte dell’esecutivo casalese) oppure tatticismo per annunciare la decisione nei confronti dell’imputato svizzero nel modo migliore?

Bruno Pesce del comitato vertenza amianto intorno alle 22 di ieri, raggiunto telefonicamente sottolinea che “desta un poco di preoccupazione questo rinvio, ma potrebbe essere una strategia per avere il miglior effetto di comunicazione”.
Dalle sale di palazzo non trapelano indiscrezioni ma c'è chi è pronto a scommettere che quello di Demezzi e la sua giunta sarà un "no".

martedì 13 dicembre 2011

Casale Monferrato verso l'ok all'offerta di Schmidheiny per il ritiro dal processo Eternit. Venerdì il presidio dell'Afeva per dire no

Venerdì 16 dicembre, in occasione del Consiglio comunale di Casale Monferrato, si terrà un presidio per dire no all'accettazione da parte del Comune dell'offerta di risarcimento proposta da Stephan Schmidheiny, l'imputato svizzero del processo Eternit in corso a Torino. L'offerta chiede in cambio il ritiro del Comune dalla costituzione a parte civile dal processo in corso a Torino e dai futuri gradi di giudizio.

Di seguito il comunicato dell'Afeva (Associazione Familiari e Vittime Amianto) e sindacati, Cgil, Cisl e Uil.

Nell'incontro del 12.12.11 che abbiamo avuto con l'Amministrazione Comunale di Casale Monferrato, città simbolo nel mondo della lotta contro l'amianto e per la giustizia, è emersa chiaramente l'intenzione da parte della stessa Amministrazione di aderire alla proposta di transazione dell'imputato svizzero Schmidheiny, imputato di “disastro ambientale doloso permanente", e in attesa della sentenza prevista a Torino per il 13.02.2012: 18 milioni di € in cambio del ritiro, nei suoi confronti, dall'attuale e dai futuri processi.

Da parte nostra si è riconfermata la totale contrarietà all'accettazione di tale proposta.

Si è giunti finalmente a questo processo dopo una lunghissima lotta comune tra lavoratori, cittadini e amministrazioni locali. Il processo è stato voluto per ottenere giustizia di una strage enorme, lunga nel tempo e, purtroppo, non ancora finita.

La giustizia per le vittime viene prima. Il dato economico, pur importante, dopo.

sabato 19 novembre 2011

Un anno fa il dramma di Pike River in Nuova Zelanda. Persero la vita 29 minatori, i loro corpi sono ancora là sotto


Wellington (Nuova Zelanda), 19 nov. (LaPresse/AP) - Ricorre oggi un anno dalla tragedia della miniera di Pike River, in Nuova Zelanda, dove 29 uomini persero la vita per un'esplosione. Ma le famiglie, che oggi hanno preso parte a cerimonie pubbliche e private, lamentano di non essere ancora riuscite a recuperare i corpi dei propri cari. Troppo pericoloso scendere nel sottosuolo, viste le alte concentrazioni di gas che ancora sono presenti, spiegano le autorità. Secondo molti familiari, però, il governo neozelandese e gli avvocati fallimentari della Pike River sarebbero più concentrati sulla vendita della miniera che non sul recupero delle salme.

Bernie Monk, il cui figlio 23enne Michal morì nel disastro, spiega che ogni famiglia sta affrontando il dolore in modo diverso. "Alcune - dice - si sono spostate a vivere in altre zone. Altre si stanno riprendendo, altre ancora sono nel pieno del dolore. C'è chi poi non ha voluto nemmeno tenere cerimonie commemorative, in attesa di recuperare i corpi dei propri cari". Almeno 2.500 persone, tra cui il primo ministro neozelandese John Key, hanno partecipato oggi a una cerimonia pubblica allo stadio del rugby di Greymouth, la città più vicina alla miniera. La commemorazione è culminata con un minuto di silenzio alle 15.44 ora locale (le 3.44 in Italia), attimo in cui l'esplosione alimentata dal metano è avvenuta, proprio un anno fa. Alcuni giorni dopo, una nuova esplosione nel sottosuolo cancellò ogni speranza di trovare in vita i lavoratori e di finire la vicenda con un epilogo felice, come era stato per la miniera cilena di San Josè, dove 33 uomini furono riportati in superficie dopo 69 giorni. Tra le vittime di Pike River 24 erano cittadini neozelandesi, due scozzesi, due australiani, un sudafricano.

Dopo aver partecipato a una cerimonia privata, spiega ancora Monk, circa 180 familiari hanno deposto corone all'ingresso della miniera. Una famiglia ha invece inaugurato un memoriale a Greymouth, composto da 29 pietre di Pike River. Una per ogni vittima.

Alla cerimonia pubblica di oggi non ha preso parte Peter Whittall, ex direttore della Pike River Coal, contro cui la scorsa settimana sono stati presentati 12 capi d'accusa per il disastro. L'uomo è accusato di essere stato a conoscenza o di aver partecipato alla cattiva condotta della compagnia, che non ha garantito la sicurezza dei lavoratori. Whittall sostiene la sua innocenza e dice di essere solo un capro espiatorio. Attraverso i suoi avvocati ha emesso un comunicato in cui spiega la sua mancanza alla cerimonia pubblica, dicendo di non aver voluto attirare l'attenzione e aver ricordato la triste data privatamente. Il governo sta continuando le indagini sulla tragedia. Secondo alcuni esperti, la miniera non era fornita delle adeguate vie di fuga, né della necessaria ventilazione.

Dal sito internet di La Presse

mercoledì 16 novembre 2011


L'articolo uscito su BresciaOggi sulla bellissima serata a Montichiari venerdì 11 novembre 2011.