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sabato 20 luglio 2013

Romana Blasotti Pavesi medaglia d’oro al merito della sanità pubblica per la lotta contro l'Eternit

"Presidente dell'Associazione Familiari Vittime dell'Amianto dal 1988, può essere definita il simbolo della lotta all'amianto per l'impegno, l'umanità, la passione e la forte determinazione con cui si batte perché tutte le vittime della fibra killer del mesotelioma possano avere giustizia. La straordinaria volontà dimostrata in tutti questi anni ne ha fatto un punto di riferimento nazionale. Sotto la sua guida l'Associazione Afeva ha assunto un ruolo di rilievo sia in Italia sia all'estero nella battaglia contro l’amianto".

Queste le motivazioni con cui Romana Blasotti Pavesi, per molti semplicemente Romana, è stata insignita della medaglia d'oro al merito della sanità pubblica. Un riconoscimento importante, che sigilla ancor di più una battaglia ben nota che questa grande donna conduce da decenni. Ad accompagnarla a Roma in occasione della consegna, avvenuta venerdì 19 luglio, oltre al figlio Ottavio, gli amici casalesi e romani di Voci della Memoria.

Grazie Romana!

martedì 4 giugno 2013

Eternit, la strage continua: processo Torino esempio per mondo

Torino 4 giu. (LaPresse) - Quella dell'amianto è una strage silenziosa. Una strage che ha trovato voce nella lotta e nella costanza delle famiglie e degli ex operai della fabbrica della morte, quella Eternit che a Casale Monferrato sorgeva a pochi passi dal Po. Ma il disastro è tutt'altro che solo italiano, planetario si può dire. La penisola, per una volta, vanta il primato di essere avanti rispetto al resto del mondo in quanto a procedimenti giudiziari. Ci sono Paesi che lottano per riuscire a portare in tribunale i responsabili della strage, altri che si battono per far sì che l'amianto non venga più lavorato, ben consapevoli della sua pericolosità. Altri ancora che muovono i primi passi anche solo per sensibilizzare gli operai e la cittadinanza, luoghi dove si fa fatica a mangiare e una copertura in Eternit può diventare salvezza in un giorno di pioggia. In India l'amianto si lavora senza clamori, in America latina è vietato solo in Argentina, Uruguay, Cile, Honduras e alcuni Stati del Brasile. Si estrae ancora in grandissime quantità, e non senza danni, in Russia e Canada.

A testimoniare l'importanza globale del processo che si è tenuto ieri a Torino c'erano delegazioni da tutta Europa, ma anche avvocati e giornalisti, che hanno seguito da vicino lo svolgersi del processo.

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lunedì 3 giugno 2013

Eternit, 18 anni di carcere a magnate Schmidheiny per strage amianto. Maxirisarcimento a Casale

Torino, 3 giu. (LaPresse) - "Questa sentenza è un inno alla vita, è un sogno che si avvera. Spero che serva a tutelare la vita e la salute, sia nei luoghi di lavoro che fuori". Così, soddisfatto, il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha commentato a caldo la sentenza di secondo grado del processo Eternit, che ha visto riconoscere oggi 18 anni di carcere all'imputato, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, l'unico rimasto dopo la morte poche settimane fa a 92 anni del barone belga Louis De Cartier De Marchienne. In primo grado i due erano stati condannati alla pena di 16 anni di reclusione.

SENTENZA RIFORMATA. Grande la soddisfazione dei familiari delle vittime, nonostante le differenze tra la sentenza di primo e secondo grado, non tutte positive dal punto di vista delle parti lese. Cresce la pena carceraria di due anni, poiché il reato di disastro doloso permanente viene riconosciuto anche per i siti di Rubiera e Bagnoli, oltre che Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma diminuisce il numero delle parti civili risarcite. Inoltre, la sentenza non riconosce infatti il reato di omissione dolosa di misure di sicurezza all'interno degli stabilimenti. Per quanto riguarda De Cartier, il giudice Alberto Oggè ha dichiarato il "non doversi procedere", vista la morte, e in ogni caso, secondo la Corte, il barone non avrebbe commesso il fatto prima del 1966.

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lunedì 24 dicembre 2012

Argentina, la fabbrica recuperata Zanon è diventata dei lavoratori

Neuquén (Argentina), 23 dic. (LaPresse) - La lotta era iniziata con un'occupazione, nell'ottobre del 2001. All'alba dell'ufficializzazione della crisi economica dell'Argentina, che stava per dichiarare default, e dopo la fuga del padrone della fabbrica di origine veneta, la quasi totalità degli operai della Zanon aveva deciso di non abbandonare il luogo di lavoro. Una fabbrica culla delle piastrelle di ceramica che serviva mezza America latina, unica speranza per pensare a una vita dignitosa. Passati pochi mesi, a marzo 2002, quel gruppo era riuscito a riattivare la produzione, e la settimana scorsa, dopo undici anni di attesa, gli operai ceramisti hanno conosciuto il momento per cui fin dall'inizio si sono battuti. La fabbrica è ora ufficialmente di loro proprietà. La scorsa settimana, infatti, la provincia di Neuquén si è fatta carico dell'importo di denaro necessario all'esproprio, mentre il giudice fallimentare ha consegnato l'impianto, i macchinari e il marchio Zanon alla gestione operaia. "Si è concretizzato il motto 'Zanon è del popolo' e si è dimostrato che il controllo operaio è una forma di uscita dalla crisi", ha commentato al giornale argentino Pagina/12 Alejandro Lopez, uno dei leader della battaglia per l'espropriazione e deputato provinciale del Fronte della sinistra (Frente de Izquierda).

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lunedì 17 settembre 2012

Amianto, allarme del ministero: oltre 34mila siti contaminati

Casale Monferrato (Alessandria), 17 set. (LaPresse) - In Italia ci sono 34.148 siti con potenziale contaminazione da amianto e 32 milioni di tonnellate di cemento amianto ancora da bonificare. Sono le cifre che riporta il 15esimo Quaderno del ministero della Salute sull'amianto, presentato oggi a Casale Monferrato, alla presenza dei ministri Renato Balduzzi, Elsa Fornero e Corrado Clini. Sul totale dei siti, ha spiegato in una sintesi analitica quanto spaventosa Giovanni Simonetti, direttore scientifico del Quaderno, "373 sono classificati di priorità uno, ossia come più pericolosi". Tuttavia, su questo conteggio mancano ancora i dati relativi a Sicilia e Calabria. "Con un completamento della mappatura - ha aggiunto Simonetti - si potrebbe arrivare a 500 siti di massimo rischio". Continua a leggere: LaPresse

giovedì 15 marzo 2012

Ad Alessandria il film "Polvere. Il grande processo dell'amianto"

Martedì 20 marzo alle ore 21.00, in PIazza D'Annunzio 1 ad Alessandria, l'Associazione culturale Sin.tonia presenta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller.



Una strage infinita che ha martoriato la città di Casale Monferrato, diverse città d'Italia ed Europa, e che ora si perpetua senza pietà in tanti, troppi stati del mondo. È la strage dell'Eternit e dell'amianto, una tragedia che ha coinvolto nel profondo la provincia di Alessandria, iniziata nell'ambiente polveroso di una fabbrica e arrivata a coinvolgere un intero territorio. Una vicenda che il 13 febbraio 2012 finalmente, dopo una lunga e difficile battaglia, ha visto segnare un punto a favore di coloro che da oltre trent’anni si battono per avere giustizia: la condanna del Tribunale di Torino nei confronti dei massimi dirigenti della multinazionale con fabbriche in tutto il mondo che per decenni hanno perseguito una politica cieca contro i lavoratori e a discapito della popolazione.

Tutto questo, in particolare le prime udienze del processo e l'avvicinamento alla sentenza, racconta "Polvere. Il grande processo dell'amianto". Un film coinvolgente e commuovente, che racconta la vicenda di un gruppo di persone di Casale Monferrato (ormai quasi tutte anziane) e la lotta che dopo anni è sfociata nel processo: una conquista simbolo per tutti coloro che nel mondo si battono contro l'amianto. Quella raccontata nella pellicola è una capacità di lottare che va oltre la morte e contro la morte, la scomparsa dolorosa di troppe persone sopraffatte dalle malattie legate alla sostanza killer: il mesotelioma pleurico, tumore che non lascia speranze, e l'asbestosi. Una capacità di lottare che si spinge anche oltre confine, perché la tragedia dell'amianto oltre ad avere insanguinato l'Italia, dove quattro erano gli stabilimenti dell'Eternit attivi fino agli anni '80, riguarda oggi tanti paesi del mondo. Anche di questo parla Polvere. Il grande processo dell'amianto, raccontando con attenzione e sensibilità le realtà di India e Brasile, dove l'amianto si lavora ancora e la gente continua a morire.

Alla serata e al dibattito che seguirà alla proiezione saranno presenti uno degli autori della pellicola, Niccolò Bruna; uno dei leader storici della lotta di Casale Monferrato, l'ex operaio Eternit e oggi segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato Nicola Pondrano; quindi Diego Quirino, presidente dell'Associazione Voci della Memoria, realtà fondata da un gruppo di ragazzi di Casale che in soli due anni di vita è riuscita a portare il racconto dell'Eternit in giro per il Paese e l'Europa e a mettere in collegamento realtà che hanno vissuto tragedie simili e altrettanto dolorose nell'Italia di oggi, dalla strage ferroviaria di Viareggio a quella della Moby Prince, solo per fare alcuni esempi. Con grande piacere, inoltre, l'Associazione Sin.tonia ha ricevuto l'adesione del comitato alessandrino Ridatecilteatro, composto da dipendenti e cittadini che dal settembre 2010 stanno conducendo la propria battaglia contro l'amianto, che ha costretto alla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria dopo essersi diffuso al suo interno in seguito a lavori di bonifica. Il Comitato sarà presente per dare la propria testimonianza e ricordare che quella per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e per ottenere giustizia deve essere una battaglia comune.

martedì 14 febbraio 2012

La tragedia Eternit, è «disastro doloso»


LA SENTENZA - IL TRIBUNALE DI TORINO CONDANNA A 16 ANNI I MANAGER DE CARTIER E SCHMIDHEINY. RISARCIMENTI MILIONARI ALLE PARTI CIVILI

Dopo una battaglia di oltre 30 anni arriva il verdetto storico per gli stabilimenti piemontesi di Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma per Rubiera(Reggio Emilia)e Bagnoli (Napoli)il reato è prescritto


Tre ore per leggerli tutti. Un lungo elenco di nomi: intere famiglie, madri, padri, fratelli di ex operai o semplici cittadini uccisi dall'amianto. Nel silenzio quasi sacrale del tribunale di Torino, con l'appello di circa 6.400 persone - le parti civili - è iniziata la lettura della sentenza attesa da decenni che condanna a 16 anni i vetici della Eternit spa. Questo il verdetto emesso ieri dalla Corte d'Assise presieduta da Renato Casalbore nei confronti dei due imputati del più grande processo per amianto mai celebrato al mondo, gli ex amministratori delegati dell'azienda, il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, oggi 91 anni, e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni.

Il pm Raffaele Guariniello aveva chiesto per entrambi vent'anni di carcere, per i reati di rimozione di cautele sul luogo di lavoro e disastro doloso, per l'attività della Eternit negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Per questi ultimi due, però, i giudici hanno dichiarato di non dover procedere perché il reato di disastro doloso è prescritto.

«Una sentenza storica», l'hanno definita i familiari delle oltre duemila vittime di asbestosi e mesotelioma (il tipico tumore dell'amianto) che da decenni si battono per vedere riconosciuta la responsabilità dei massimi dirigenti della multinazionale. «L'attendevamo da oltre 30 anni», ha commentato Romana Blasotti Pavesi, 83enne presidente dell'Associazione familiari vittime dell'amianto, che ha perso cinque parenti, tra cui marito e figlia. «Sono soddisfatta - ha aggiunto, ancora rossa in volto nella maxiaula 1 - ma anche triste per i morti che si dovevano evitare. Ora sono stanca, ma la battaglia non è finita. C'è la bonifica, la sensibilizzazione, ci sono i giovani che devono andare avanti».

Ingenti anche i risarcimenti che gli imputati dovranno pagare: 25 milioni di euro al Comune di Casale, 20 alla Regione Piemonte, 15 all'Inail, 5 alla Asl di Alessandria, 4 al Comune di Cavagnolo. Ai familiari sono stati riconosciuti una media di 30mila
euro. Una questione, quella dei risarcimenti, di particolare rilievo dopo il tira e molla tra Comune di Casale e i legali di Schmidheiny, che hanno offerto all'amministrazione 18,3 milioni in cambio del ritiro da parte civile. Accettata inizialmente dalla giunta, l'intesa (ribattezzata dai casalesi «proposta del diavolo») è stata contestata dai cittadini fino a che, grazie anche all'intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi, il Comune ha deciso di dire no.
La battaglia processuale, iniziata il 6 aprile 2009 con l'udienza preliminare, e che ha visto aprirsi il processo il 10 dicembre dello stesso anno, non è però finita. I legali della difesa si dicono «sicuri dell'innocenza» dei propri assistiti e presenteranno appello. La procura annuncia invece un possibile processo bis, per contestare un reato di tipo volontario per un migliaio di decessi provocati dall'amianto, per accertare le responsabilità di ogni singolo caso di morte. Nel processo che si è chiuso ieri si procedeva invece per disastro ambientale.

Parole di elogio al lavoro del pool di Guariniello sono arrivate dal procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. «Una volta i procuratori generali facevano a gara per sostenere che gli infortuni sul lavoro erano mere fatalità, oggi - ha detto - le cose sono cambiate, come dimostrano i processi Thyssen ed Eternit. Il merito è del pool di Guariniello e dell'intera procura. A maggio scadranno i termini per cui molti magistrati del suo gruppo dovranno cambiare settore. Chiedo che il pool non venga smantellato».

Ciò che rende il processo Eternit unico è soprattutto la sua portata internazionale. Ieri, come già alla prima udienza, le strade attorno al tribunale sono diventate uno sciame di lavoratori e associazioni provenienti da tutta Italia e dall'estero. A Torino sono arrivati 24 pullman: 17 da Casale, tre dalla Francia, quattro da altre città italiane, i familiari delle vittime di Viareggio in testa. Ma c'erano anche delegazioni da Regno Unito, Brasile, Svizzera, Belgio.

«Il segnale da dare al mondo - ha detto Nicola Pondrano, responsabile della Camera del Lavoro di Casale, ex operaio Eternit e storico leader della battaglia - è che l'amianto non va più lavorato. L'obiettivo della nostra lotta è sempre stato globale: impedire che si consumino altre stragi. Solo a Casale, dalla fine delle indagini, nel 2008, sono morte per mesotelioma 128 persone. E sono ancora troppi i paesi dove questo materiale viene lavorato: India, Cina, Russia, Brasile».

Proprio dal Brasile è arrivata ieri a Torino una delle più commosse testimonianze. Fernanda Giannasi, dell'Abrea (Associazione brasiliana esposti amianto) non riusciva a trattenere le lacrime. «La nostra lotta - ha raccontato - dura da decenni, anche se per ora solo cinque stati brasiliani su 27 hanno vietato la lavorazione della sostanza killer. Questo verdetto è una speranza. Casale Monferrato deve essere un esempio per il mondo intero, per far sì che il massacro finisca».

di Ilaria Leccardi, da il manifesto del 14 febbraio 2012

venerdì 3 febbraio 2012

Processo Eternit, il comune di Casale Monferrato dice "no" all'offerta Schmidheiny

La popolazione di Casale Monferrato ha lottato e non ha abbassato la testa. E alla fine l'ha avuta vinta. Dopo settimane di attesa, rinvii, rimandi, false notizie e speranze disattese, la giunta di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, ha detto no alla proposta di Stephan Schmidheiny, l'ex amministratore delegato della Eternit, imputato al processo in corso a Torino, che aveva messo sul tavolo 18,3 milioni di euro a patto che il Comune ritirasse la sua costituzione come parte civile. Un accordo che, se firmato, avrebbe impedito a Casale anche di ripresentarsi in eventuali altri procedimenti futuri.

La decisione è arrivata questa mattina in una riunione convocata alle 11, dopo il rinvio di ieri. Una scelta, spiega il sindaco in una nota, determinata dall'incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui è emersa "la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny".

Eppure per settimane quella proposta è stata considerata e ritenuta valida, nonostante la strenua opposizione della cittadinanza e dell'Associazione familiari vittime amianto. Un'opposizione fatta di indignazione e di richieste di giustizia, che si è dipanata dal web alle piazze, dallo scalone del palazzo comunale (affollato dalla popolazione la sera del 16 dicembre durante il consiglio comunale a cui è stata messa al voto la proposta) agli schermi televisivi (per due volte nelle ultime settimane il tema Eternit e la proposta Schmidheiny sono state protagoniste della trasmissione L'Infedele, di Gad Lerner, su La7).

Prima di Casale, si erano già pronunciati gli 11 piccoli comuni costituisi parte civile al processo, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, che hanno ricevuto a loro volta una proposta economica per il ritiro. A dire no sono stati Mirabello, Coniolo, Villanova Monferrato, Balzola, Morano, Ozzano e Pontestura. Ad accettare l'offerta dello svizzero, invece, Candia, Stroppiana, Caresana e Motta de' Conti.

Quella di Casale è stata una scelta giusta, una scelta ragionata, un passo indietro dopo le rassicurazioni e l'impegno dello Stato? Prima ancora vittoria della città, che sulla questione amianto da oltre trent'anni fa sentire la sua voce, senza arretrare di un centimetro, senza cambiare rotta. Poche le parole d'ordine: ottenere giustizia e battere quel male silenzioso, con tutti i mezzi.

Rinvio sull'offerta Schmidheiny : "scelta tattica?"

E' attesa per oggi, verso le 13, la decisione della giunta comunale di Casale Monferrato, guidata dal sindaco Giorgio Demezzi, sull'offerta Schmidheiny di 18,3 milioni di euro per il ritiro del Comune come parte civile dal processo Eternit. Sette piccoli Comuni del casalese hanno già detto NO. La sentenza del processo è attesa per il 13 febbraio al tribunale di Torino.


Di seguito l'articolo di Alessandria News

E venne il giorno, anzi non venne. Giovedì, come era stato annunciato, la giunta casalese avrebbe dovuto dire sì o no all’offerta di diciotto milioni e 300mila euro da parte di Stephan Schmidheiny contro il ritiro della costituzione di parte civile dal processo Eternit di Torino che andrà a sentenza il 13 febbraio prossimo. L’attesa però è andata delusa e tutto è rimandato a oggi, venerdì mattina. La decisione dovrebbe arrivare verso le ore 13. Ieri, invece, il sindaco Giorgio Demezzi e i suoi assessori si sono riuniti, come sempre avviene il giovedì dopo le 17 e la seduta è durata piuttosto a lungo, ma l’ordine del giorno, contrariamente a quanto era stato annunciato non ha toccato l’argomento principe.

“Avevamo molte pratiche da esaminare” è stato detto da alcuni assessori all’uscita da palazzo San Giorgio ed anche Demezzi, mentre lasciava il municipio intorno alle 19.30 ha fatto intendere che la decisione arriverà in mattinata. Incertezza sulle decisioni da assumere (anche se ormai la questione è stata oggetto di un approfondimento a trecentosessanta gradi da parte dell’esecutivo casalese) oppure tatticismo per annunciare la decisione nei confronti dell’imputato svizzero nel modo migliore?

Bruno Pesce del comitato vertenza amianto intorno alle 22 di ieri, raggiunto telefonicamente sottolinea che “desta un poco di preoccupazione questo rinvio, ma potrebbe essere una strategia per avere il miglior effetto di comunicazione”.
Dalle sale di palazzo non trapelano indiscrezioni ma c'è chi è pronto a scommettere che quello di Demezzi e la sua giunta sarà un "no".

martedì 13 dicembre 2011

Casale Monferrato verso l'ok all'offerta di Schmidheiny per il ritiro dal processo Eternit. Venerdì il presidio dell'Afeva per dire no

Venerdì 16 dicembre, in occasione del Consiglio comunale di Casale Monferrato, si terrà un presidio per dire no all'accettazione da parte del Comune dell'offerta di risarcimento proposta da Stephan Schmidheiny, l'imputato svizzero del processo Eternit in corso a Torino. L'offerta chiede in cambio il ritiro del Comune dalla costituzione a parte civile dal processo in corso a Torino e dai futuri gradi di giudizio.

Di seguito il comunicato dell'Afeva (Associazione Familiari e Vittime Amianto) e sindacati, Cgil, Cisl e Uil.

Nell'incontro del 12.12.11 che abbiamo avuto con l'Amministrazione Comunale di Casale Monferrato, città simbolo nel mondo della lotta contro l'amianto e per la giustizia, è emersa chiaramente l'intenzione da parte della stessa Amministrazione di aderire alla proposta di transazione dell'imputato svizzero Schmidheiny, imputato di “disastro ambientale doloso permanente", e in attesa della sentenza prevista a Torino per il 13.02.2012: 18 milioni di € in cambio del ritiro, nei suoi confronti, dall'attuale e dai futuri processi.

Da parte nostra si è riconfermata la totale contrarietà all'accettazione di tale proposta.

Si è giunti finalmente a questo processo dopo una lunghissima lotta comune tra lavoratori, cittadini e amministrazioni locali. Il processo è stato voluto per ottenere giustizia di una strage enorme, lunga nel tempo e, purtroppo, non ancora finita.

La giustizia per le vittime viene prima. Il dato economico, pur importante, dopo.

sabato 19 novembre 2011

Un anno fa il dramma di Pike River in Nuova Zelanda. Persero la vita 29 minatori, i loro corpi sono ancora là sotto


Wellington (Nuova Zelanda), 19 nov. (LaPresse/AP) - Ricorre oggi un anno dalla tragedia della miniera di Pike River, in Nuova Zelanda, dove 29 uomini persero la vita per un'esplosione. Ma le famiglie, che oggi hanno preso parte a cerimonie pubbliche e private, lamentano di non essere ancora riuscite a recuperare i corpi dei propri cari. Troppo pericoloso scendere nel sottosuolo, viste le alte concentrazioni di gas che ancora sono presenti, spiegano le autorità. Secondo molti familiari, però, il governo neozelandese e gli avvocati fallimentari della Pike River sarebbero più concentrati sulla vendita della miniera che non sul recupero delle salme.

Bernie Monk, il cui figlio 23enne Michal morì nel disastro, spiega che ogni famiglia sta affrontando il dolore in modo diverso. "Alcune - dice - si sono spostate a vivere in altre zone. Altre si stanno riprendendo, altre ancora sono nel pieno del dolore. C'è chi poi non ha voluto nemmeno tenere cerimonie commemorative, in attesa di recuperare i corpi dei propri cari". Almeno 2.500 persone, tra cui il primo ministro neozelandese John Key, hanno partecipato oggi a una cerimonia pubblica allo stadio del rugby di Greymouth, la città più vicina alla miniera. La commemorazione è culminata con un minuto di silenzio alle 15.44 ora locale (le 3.44 in Italia), attimo in cui l'esplosione alimentata dal metano è avvenuta, proprio un anno fa. Alcuni giorni dopo, una nuova esplosione nel sottosuolo cancellò ogni speranza di trovare in vita i lavoratori e di finire la vicenda con un epilogo felice, come era stato per la miniera cilena di San Josè, dove 33 uomini furono riportati in superficie dopo 69 giorni. Tra le vittime di Pike River 24 erano cittadini neozelandesi, due scozzesi, due australiani, un sudafricano.

Dopo aver partecipato a una cerimonia privata, spiega ancora Monk, circa 180 familiari hanno deposto corone all'ingresso della miniera. Una famiglia ha invece inaugurato un memoriale a Greymouth, composto da 29 pietre di Pike River. Una per ogni vittima.

Alla cerimonia pubblica di oggi non ha preso parte Peter Whittall, ex direttore della Pike River Coal, contro cui la scorsa settimana sono stati presentati 12 capi d'accusa per il disastro. L'uomo è accusato di essere stato a conoscenza o di aver partecipato alla cattiva condotta della compagnia, che non ha garantito la sicurezza dei lavoratori. Whittall sostiene la sua innocenza e dice di essere solo un capro espiatorio. Attraverso i suoi avvocati ha emesso un comunicato in cui spiega la sua mancanza alla cerimonia pubblica, dicendo di non aver voluto attirare l'attenzione e aver ricordato la triste data privatamente. Il governo sta continuando le indagini sulla tragedia. Secondo alcuni esperti, la miniera non era fornita delle adeguate vie di fuga, né della necessaria ventilazione.

Dal sito internet di La Presse

mercoledì 9 novembre 2011

Eternit: 18 milioni per il silenzio di Casale?

Un articolo di Fabrizio Laddago, dal sito di RadioGold

‘L’offerta del diavolo’, è stata ribattezzata così la trattativa segreta che Stephan Schmidheiny avrebbe avviato con l’amministrazione di Casale Monferrato. L’ex proprietario dello stabilimento dell’amianto spera, con una cifra tra i 18 e i 20 milioni di euro, che la città monferrina ritiri la costituzione di parte civile dal caso Eternit. La notizia ha scosso sindacati e associazione familiari vittime dell’amianto. Troppi interrogativi si affollano nei pensieri dei cittadini a cominciare dalle motivazioni del silenzio del Comune rispetto alla presunta trattativa. Il sindaco di Casale, Giorgio Demezzi, in un comunicato, ha spiegato come 'non ci sia nessuna trattativa in corso che veda coinvolta direttamente ed in prima persona l’Amministrazione comunale' e ha garantito la volontà di informare cittadini e consiglio comunale su temi così cruciali.
Dichiarazioni che però destano perplessità nel centrosinistra come confermato da Fabio Lavagno e Monica Cerutti di Sinistra Ecologia e Libertà: 'ci appaiono quanto meno poco decise le parole di Giorgio Demezzi, Sindaco della città che è stata sede dello stabilimento Eternit, che in un dichiarazione definisce la vicenda come “un’offerta preliminare su cui non è stata presa alcuna decisione”. Sono parole - proseguono i due esponenti di Sel - che appaiono fuori luogo per il Sindaco della città martire per l’enorme numero di vittime da mesotelioma, da cui le battaglie sindacali che hanno portato sino al processo di oggi sono partite e in cui da oltre vent’anni vi è una politica continua e capillare di bonifiche dei siti contaminati da amianto tale da generare su questa materia una sensibilità difficilmente riscontrabile altrove.'
Anche i cittadini e chi lotta continuamente contro l'amianto sono preoccupati e temono che l'offerta possa allettare: 'non si possono mettere i soldi davanti a tutto. Il denaro è importante soprattutto se non si ha, ma la giustizia non può cedere al profumo dei soldi - ha spiegato Bruno Pesce dell'Associazione Familiari Vittime dell'Amianto'. La città, insomma, spera che Casale continui a essere un esempio per il mondo nella lotta all’amianto e intanto le polemiche infuriano così come i dubbi.

lunedì 7 novembre 2011

Amianto. La polvere sottile
Appuntamento a Montichiari, l'11.11.2011


Nell’imminenza dell’inizio dei conferimenti presso la discarica di amianto Ecoeternit, sita in via Dritta a Montichiari, l’Associazione Comitato SOS Terra di Montichiari e il gruppo Presentarsì di Castiglione delle Stiviere propongono alla cittadinanza una serata informativa e di dibattito sullo scottante tema dell’amianto.
Fulcro della serata sarà la proiezione del film “Polvere, il grande processo dell’amianto” diretto da Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller. Quest'ultimo sarà presente alla proiezione.

Seguiranno gli interventi di:
Gianluigi Rosa Presidente dell’Associazione Comitato SOS Terra Montichiari,
Ilaria Leccardi Giornalista,
Diego Quirino Presidente dell’Associazione “ Voci della Memoria “ di Casale Monferrato,
Luca Martini e Luca Cremonesi Associazione PresentARTsi.
Chiuderà la serata una breve recensione del libro “Ternitti” di Mario Desiati

lunedì 3 ottobre 2011

Alessandria rivuole il suo teatro. Una fiaccolata invade la vie del centro cittadino per chiedere giustizia e trasparenza

Una grande serata di lotta, alla ricerca della giustizia. Domenica 2 ottobre 2011, la città di Alessandria ha manifestato per chiedere indietro il suo teatro, sottratto da oltre un anno, divorato dall'amianto. Muto, silenzioso, ormai da troppo tempo.

La cronaca dal sito di Radiogold

“Ci hanno tolto il teatro, riprendiamoci la città”, “Teatro, giustizia, verità”, “Mancuso, Repetto, e Fabbio a casa”. Sono questi alcuni degli slogan che hanno accompagnato la fiaccolata di ieri sera per le vie del centro di Alessandria, un anno dopo la chiusura del Teatro Comunale per la dispersione di polveri di amianto. Circa 500 persone hanno partecipato all’iniziativa del Comitato Ridatecilteatro, nato per chiedere la riapertura del teatro e la tutela dei lavoratori. I membri del comitato, insieme a politici, lavoratori ed ex lavoratori del teatro e semplici cittadini si sono ritrovati davanti al Teatro Comunale e hanno attraversato la città fin sotto il Comune, in piazza della Libertà per ribadire la loro preoccupazione per il futuro culturale di Alessandria, una città da un anno senza teatro e soprattutto per chiedere trasparenza sul percorso di bonifica che prenderà il via. Durante il corteo ci sono stati molti interventi.

Piera Rosi, portavoce del Comitato, in apertura, ha spiegatole ragioni della fiaccolata: le ultime dichiarazioni del sindaco Piercarlo Fabbio secondo cui la dispersione dell’amianto in teatro sarebbe oggi meno grave tanto da arrivare entro cinque mesi alla riapertura non convincono i membri del Comitato. Assurda, poi, a loro avviso la decisione di affidare i lavori di bonifica alla stessa ditta che provocò i danni un anno fa, la Switch 1988. Restano dubbi anche sulla assunzione, attraverso l’Aspal, dei nove lavoratori del teatro i cui contratti sono scaduti, come ha ricordato un altro membro del Comitato, Matteo Bottino. Tra gli interventi anche quello del portavoce dell’associazione casale Voci della Memoria, che si batte contro l’amianto. Il portavoce dell’associazione, Luca Cavallero, ha invitato gli alessandrini a non mollare e a sollecitare le istituzioni a fare chiarezza sulla vicenda ‘teatro’. Giunti sono il Comune. i ragazzi del Laboratorio Sociale di via Piave che aprivano il corteo hanno bollato Palazzo Rosso come ‘area da bonificare’ con un manifesto appeso sul portone comunale. A prendere la parola in chiusura è stata Margherita Bassini, altro membro del Comitato, la quale ha riportato la descrizione del Teatro Regionale Alessandrino, così come si legge sul sito del Tra: “La Fondazione Teatro Regionale Alessandrino è un grande progetto di produzione culturale, un sistema di teatri, una nuova stagione per il territorio alessandrino, nata dall' esperienza della gestione passata dell' A.T.A. Srl. Il Teatro Regionale Alessandrino (T.R.A.) ha finalità artistiche, culturali e sociali con specifico riferimento al teatro nelle sue espressioni tradizionali, di ricerca e interdisciplinari, con particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea e al rinnovamento della scrittura scenica e dei linguaggi artistici”
“Belle parole -ha commentato la Bassini - che però purtroppo negli ultimi mesi sono rimaste tali”.

Il Comitato Ridatecilteatro dopo questa riuscita fiaccolata continuerà la sua attività, con le assemblee settimanali aperte a tutti e nuove iniziative in cantiere. Per saperne di più potete visitare il sito ridatecilteatro

martedì 12 luglio 2011

Amianto ad Alessandria, botta e risposta tra il sindaco Fabbio e il comitato 'Ridateci il Teatro'

Così Tatiana Gagliano sul sito di RadioGold ha seguito gli ultimi sviluppi della vicenda del Teatro comunale di Alessandria, chiuso da 9 mesi per il ritrovamento di amianto. Ieri sera il comitato Ridateci il Teatro, che da mesi si batte per garantire un futuro all'istituzione alessandrina, ha tenuto una conferenza stampa all'esterno della struttura per esprimere la propria posizione e avanzare le proprie rivendicazioni alla luce degli ultimi sviluppi.

La polvere all’interno del Teatro Regionale Alessandrino ormai non è più solo quella di amianto. Dallo scorso ottobre nessun cittadino è più entrato nelle sale della struttura, fino a 9 mesi fa anima culturale della città di Alessandria. Le saracinesche continuano ad essere inesorabilmente abbassate e le porte sigillate. Il silenzio assordante che accompagna la vicenda del Teatro Regionale Alessandrino è stato di nuovo interrotto dalla voce del comitato “Ridateci il Teatro”. Dopo la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura e quindi la formulazione dei capi d’accusa per i quattro membri del consiglio d’amministrazione del Tra e tre dirigenti della Switch 1988, il comitato vuole avere delle risposte chiare.

Tante le domande rivolte soprattutto al primo cittadino di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ma non solo. “Vogliamo innanzitutto – ha sottolineato ieri Margherita Bassini del comitato “Ridateci il Teatro”- che i dirigenti della Fondazione inquisiti rassegnino le loro dimissioni. Il sindaco Fabbio, prima della chiusura delle indagini, aveva confermato la sua fiducia alla Presidente Mancuso. Ma ora?”. Per Elvira Mancuso la Procura dovrebbe infatti chiedere il rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio, contestato anche al consigliere del Tra e rappresentante in consiglio di amministrazione di Amag, Lorenzo Repetto, Paola Bonzano, assessore alla cultura di Valenza, e Gianni Cazzulo, presidente del collegio dei revisori dei conti. Ma le responsabilità della Presidente, in base a quanto emerso dalle indagini della Procura, sarebbero inoltre aggravate dal non aver vigilato sulla sospensione delle attività durante le operazioni di rimozione dell’amianto in teatro.

Arriva indirettamente, tramite i nostri microfoni, la risposta del sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio. “Io scelsi una Presidente perché fosse un’operatrice culturale di buon livello. – ha replicato il primo cittadino - Scelsi un operatore, Franco Ferrari, perché fosse un operatore amministrativo di gran livello. Purtroppo le procedure amministrative non sono state rispettate. Mi pare, invece, che la proposta culturale del teatro sia di buon livello”. Dopo la stoccata all’ex direttore Ferrari e il positivo giudizio sull'operato della Presidente, il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ha rinviato al mittente un altro dei quesiti posti dal comitato. “Vogliamo sapere – aveva chiesto ancora ieri Margherita Bassini - se i soci della Fondazione Tra si costituiranno parte civile nell’eventuale processo contro i sette indagati”. Quesito, per il sindaco, rivolto al soggetto sbagliato. “Se ci sarà necessità - ha precisato Fabbio – lo faremo. Questa domanda va fatta in ogni caso all’avvocatura comunale. Non mi pare comunque che nessuno sia già stato rinviato a giudizio. Questo non è un aspetto che ci aiuta a risolvere i problemi. In questo modo possiamo solo individuare delle responsabilità, cosa che non spetta a noi ma alla Magistratura. Questo è un giustizialismo di basso livello”.

Il problema, quindi, è la bonifica e la riapertura del teatro. “A distanza di mesi – ha spiegato ieri Margherita Bassini del Comitato “Ridateci il Teatro” – non sappiamo ancora nulla sui lavori di bonifica. L’idea ventilata dall’assessore al bilancio di Alessandria, Luciano Vandone, di riaffidare i lavori alla Switch 1988 è assurda, anche se fosse a titolo risarcitorio”. Per la Procura di Alessandria, in effetti, tre dirigenti della Switch 1988 sarebbero colpevoli di “mancata adozione di provvedimenti idonei alla non diffusione delle fibre di amianto”. L’accusa da parte della Magistratura non sembra aver fatto cambiare idea al sindaco di Alessandria. “Innanzitutto – ha voluto precisare Piercarlo Fabbio – noi non “riaffidiamo nulla”. La ditta si è dichiarata disponibile a restituire i locali così come li aveva trovati. Una disponibilità che ci farà risparmiare due milioni di euro. Non si tratta di un affidamento dei lavori da parte dell’Amministrazione. Il Comune non sta scegliendo nessun soggetto,chiede solo di riavere il teatro nelle stesse condizioni in cui lo aveva affidato alla Switch”.

Tra le molte domande poste dal comitato “Ridateci il Teatro”, rimane ancora una volta quella del futuro dei nove lavoratori a tempo determinato con contratto, ancora una volta, in scadenza. “I lavoratori sono di nuovo a rischio. – ha ricordato Mauro Buzzi della Cgil – Il contratto scadrà il 31 luglio. Noi chiediamo, così come aveva scritto il sindaco di Alessandria al Prefetto che ci sia il rinnovo per tutta la prossima stagione”. Una promessa che dovrebbe essere mantenuta, se pur con qualche differenza rispetto a quanto dichiarato dallo stesso Piercarlo Fabbio in una conferenza stampa alcuni mesi fa. “A questi lavoratori potrebbe essere trovata una collocazione diversa. – ha spiegato il sindaco - La Giunta ha relazionato mercoledì su questa questione e una soluzione potrebbe essere stata trovata. Non c’è stata ancora nessuna delibera, quindi non ne parlo, ma mi sento di dare speranza a tutti”. Posto di lavoro forse confermato, ma sembrerebbe lontano dalle luci del palcoscenico del Tra. “I contratti – ha concluso il sindaco Fabbio – verranno rinnovati fino a giugno/luglio 2012, così come avevo già dichiarato. I lavoratori potrebbero però essere impiegati anche fuori dal teatro. Questo non è importante. Se uno và a lavorare in via Savona, piuttosto che da un’altra parte, l’importante è che vada a lavorare. La cosa fondamentale è garantire i posti di lavoro”.

mercoledì 6 luglio 2011

Il pm Raffaele Guariniello chiede vent'anni di reclusione per i vertici Eternit

L'articolo di Massimiliano Francia, da Il Monferrato del 4 luglio 2011, sulla richiesta di condanna chiesta dal pm Raffaele Guariniello nel processo contro i vertici dell'Eternit in corso a Torino.

Vent’anni di reclusione per ciascuno dei due imputati: questa la condanna appena chiesta dal pm Raffaele Guariniello al termine della lunga, appassionata requisitoria del pool dell’accusa al maxiprocesso Eternit. Dodici anni la pena massima prevista dal reato contestato, il disastro doloso, aggravata dalla continuazione: per i vertici Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, l’accusa principale è infatti di disastro doloso permanente per la diffusione dell’amianto.

Enorme l’inchiesta sul disastro causato da Eternit condotta da Guariniello con i magistrati Sara Panelli e Gianfranco Colace, per individuare i due responsabili della strage: lo svizzero Stephan Schmidheiny che ha governato la multinazionale della morte dal 1972 al fallimento e il barone belga Louis de Cartier de la Marchienne, che secondo l’accusa diresse l’Eternit a partire dal 1966 e fino a quando all’inizio degli anni Settanta subentrarono gli svizzeri. Furono loro – è la tesi dell’accusa – gli amministratori di fatto, i veri responsabili, coloro che facevano le scelte fondamentali che potevano influire e - di fatto - influirono, negativamente, sulla qualità dell’ambiente di lavoro e dell’ambiente di vita nei territorio in cui insistevano gli stabilimenti dell’Eternit al fine di prevenire malattie e infortuni.
Loro che adottarono una serie di condotte delittuose perpetrate nonostante la consapevolezza che avrebbero causato quella strage; circa tremila tra morti e malati, un numero enorme a cui occorre aggiungere un’altra dolorosa parola: finora! Perché il disastro non ha ancora finito di dispiegare i suoi drammatici effetti. Loro che fecero le scelte che hanno esposto i lavoratori, i quali si trovarono a svolgere le loro mansioni direttamente a contatto con la fibra killer, mettendo le mani nell’amianto blu per buttarlo nelle tramogge degli impasti - per fare solo un esempio - senza cautele e protezioni adeguate. Perché all’Eternit scarseggiavano persino le mascherine... Loro che hanno messo a rischio la vita e salute dei cittadini diffondendo materiali pericolosi - senza badare alle conseguenze - in cortili, asili, oratori, ovunque. Loro che hanno messo a rischio le mogli che lavavano le tute, a rischio i figli tenuti in grembo dalle mamme per allattarli, quando rientravano di corsa con il grembiule sporco d’amianto perché l’azienda non prevedeva alcun servizio lavanderia e i lavoratori rientravano a casa pieni di polvere.

Una responsabilità che non è cessata nemmeno con il fallimento perché a causa del grave, diffuso, doloso inquinamento causato in una intera città e in un intero territorio continua ancora adesso il pericolo causato decine di anni fa dai comportamenti delittuosi, secondo l’accusa, mantenuti con pervicacia e perseveranza fino all’ultimo. Non solo, ma con la consapevolezza del dolo gli imputati hanno operato con lo scopo di manipolare l’informazione, di ritardare la diffusione delle conoscenze scientifiche con strutture appositamente attrezzate e dedicate (il centro del dottor Robock a Neuss e lo studio di pr di Bellodi a Milano) e che sono costate milioni e milioni di euro. Stessa richiesta di pena perché in realtà secondo la Procura la gestione fu sempre condivisa, al di là di assetti societari che sono di fatto insondabili: una galassia di mille società in cui formalmente si può perdere la testa ma di fatto comandavano persone ben individuate.

Vent’anni di carcere più le pene accessorie: «interdizione perpetua dai pubblici uffici, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di anni tre anni, interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giudiriche delle imprese per la durata complessiva di anni dieci», ha scandito il pm Guariniello concludendo la propria richiesta. Soddisfazione al termine dell’udienza espressa da Romana Blasotti Pavesi, presidente della Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale, cinque lutti in famiglia a causa dell’amianto, simbolo di una lotta che dura da trent’anni: «È una inchiesta condotta non solo con il intelligenza ma anche con il cuore. Credo che i familiari delle vittime possano essere soddisfatti».

di Massimiliano Francia

mercoledì 25 maggio 2011

Processo Montedison. Spuntano le foto choc
Gli operai lavoravano tra tonnellate di amianto


Da La Gazzetta di Mantova del 24 maggio 2011
un articolo di Giancarlo Oliani

MANTOVA. Colpo di scena al processo Montedison davanti al tribunale di Mantova. L'accusa, con una mossa che ha sorpreso tutti, ha presentato in aula "prove schiaccianti" sull'esposizione all'amianto a cui erano sottoposti gli operai del petrolchimico. Si tratta di una documentazione fotografica eccezionale, che si riferisce proprio agli anni (dal 1972 al 1989) in cui i dodici ex manager, oggi imputati, avrebbero causato la morte di 72 operai. Il tutto attraverso il puntuale e scioccante resoconto del dottor Paolo Ricci: "Il pericolo è stato sottovalutato".

E' stato proprio Paolo Ricci, attuale responsabile dell'Osservatorio epidemiologico dell'Asl di Mantova, ma all'epoca tecnico appena assunto, ad assestare un durissimo colpo alla difesa che alle prime battute dell'udienza aveva cercato, ma con scarso successo, di controbattere alle tesi scientifiche del perito Merler sugli effetti cancerogeni della sostanza. Obiettivo dei legali della difesa dimostrare la scoperta tardiva di quel pericolo e quindi la non responsabilità dell'azienda.

Ma la testimonianza di Ricci, nella sua duplice veste di testimone e ufficiale di polizia giudiziaria, ha dimostrato l'esatto contrario. Ricci ha spazzato via, in un sol colpo, molti di quei dubbi sui quali i difensori di Montedison avevano puntato, in particolare sulla carenza o la mancanza di documentazione.

Il racconto di Ricci davanti ai giudici. «Sono stato assunto dall'Asl il 19 settembre del 1988 - ha detto in aula - e pochi mesi dopo, il 24 febbraio 1989, ho effettuato il primo sopralluogo alla Montedipe, dov'era stato demolito un impianto per la produzione dello stirene. Era la prima volta che succedeva. Un atto di disobbedienza nei confronti della direzione dell'Asl che per anni aveva gestito i controlli in termini negoziali. Trovai un'area con materiale di decoibentazione che poteva contenere amianto. Raccolsi un campione del materiale e un laboratorio di Verona mi confermò la presenza della sostanza».

«Il responsabile della sicurezza interna mi disse che era impossibile e che in azienda non c'era amianto, aggiungendo: ma lo sanno i suoi superiori che lei è qui? Ebbene furono trovati 300 quintali di materiale contenente amianto che veniva movimentato con mezzi meccanici, sollevando le pericolose polveri di cui anche i dipendenti si erano lamentati. C'era da affrontare una situazione d'emergenza. Diffidammo l'azienda a sgombrare subito l'area, bagnando le macerie e chiedemmo una mappatura delle coibentazioni».

Nei mesi successivi furono trovati anche altri 300 sacchi contenenti lo stesso materiale di decoibentazione. Furono sequestrati e l'allora manager finì a processo poi caduto in prescrizione. Ma l'amianto era ovunque e le foto lo dimostrano. Dal 1992 al 2006 furono asportati un milione e 195mila chili di materiale: la metà (quasi 600 tonnellate, ndr) era amianto.

Ma la mazzata finale di Ricci è arrivata quando gli è stato chiesto di rispondere alle domande nella sua qualità di ufficiale giudiziario. Ha raccontato della perquisizione e del sequestro effettuati il 5 aprile del 2001. Tutte le attività del laboratorio ricerche dell'azienda ora sono contenute in un floppy disk e per quanto concerne la manutenzione pochi i documenti trovati, conservati nei locali di via Chiassi. Il resto riguarda soltanto atti amministrativi. L'intera documentazione è stata esaminata e scremata.

Ricci era riuscito ad ottenere anche il censimento dell'amianto con relativa planimetria dall'Enichem che era subentrata a Montedison. Le conoscenze sull'amianto, in quel periodo c'erano. Eccome. Ricci ha raccontato in aula d'aver eseguito uno studio per conto della procura di Firenze, sulle Grandi Officine delle Ferrovie dello Stato. Ebbene già nei primi anni Ottanta avevano preso delle precauzioni con ambienti dedicati per la bonifica della sostanza nociva. Cosa che invece non è avvenuta in Montedison. «C'era quindi un sistema - ha chiesto il pm Giulio Tamburini - per la rimozione sicura dell'amianto?». «Certo. Bastava uno spazio dedicato, la protezione degli addetti, acqua e vinavil».

domenica 10 aprile 2011

Se a teatro piove amianto

La mia città, Alessandria, e una vicenda dolorosa che riguarda la salute, la cultura, i lavoratori, la bassa battaglia politica, la dignità di una popolazione, raccontata dall'amico Mauro Ravarino.

Una nube, tanta polvere e quattromila persone in platea. È amianto. Lo scoprirà l’Asl e farà chiudere a tempo indeterminato il teatro di Alessandria. Le fibre si sono diffuse nella sala grande dopo una “bonifica” dell’impianto di riscaldamento. La decisione dell’intervento, assegnato senza gara d’appalto, fu presa in un cda contestato (forse senza numero legale), ora indagato insieme ai vertici della ditta esecutrice (la Switch 1988). In mezzo, un intreccio da spy story con verbali che scompaiono e riappaiono oscurati e uno scontro durissimo tra maggioranza di centrodestra e opposizione.


La polvere spuntava dappertutto. Sui braccioli delle sedie, dietro le quinte e vicino al sipario. E poi c’era quella strana nebbiolina bianca, poco rassicurante. Più in là era collocato il cantiere, affidato dalla fondazione Teatro Regionale Alessandrino (abbreviata in Tra) alla Switch 1988, per la bonifica dell’impianto di riscaldamento. Quello con l’amianto (mappa di platea e interrato).

«I responsabili ci dicevano di stare tranquilli che erano solo calcinacci. Niente di grave», raccontano i tecnici del teatro di Alessandria. «Niente fibre pericolose». Ma qualcosa nei lavori, probabilmente, era andato storto: «E non ce lo dicevano». Mancava poco alla rassegna Precipitevolissimevolmente, meno di un giorno. Dal 23 al 26 settembre dello scorso anno, sarebbero saliti sul palco Lella Costa, Paolo Rossi, Yo Yo Mundi, Erri De Luca e Gianmaria Testa. E quattromila persone si sarebbero sedute in platea. Nonostante gli allarmi, il teatro (prima la Sala grande con 1200 posti, poi le altre due: Ferrero e Zandrino) verrà chiuso precauzionalmente dall’Asl solo il 2 ottobre. Nel pomeriggio agli orchestrali del concorso Pittaluga, impegnati nelle prove, era capitata una disavventura: la polvere era piovuta dal soffitto sulle giacche e sulle teste dei musicisti, trasferiti di gran lena in duomo. Una «nube d’amianto», scopriranno qualche giorno dopo le analisi della Asl: un livello di 16,3 fibre/litro di amianto nei luoghi maggiormente frequentati del teatro (nel precedente sondaggio quantitativo era risultato un tasso di fibre di polvere del 66,7% sul totale, rispetto al 20% consentito). [Continua]

di Mauro Ravarino da Linkiesta, 8 aprile 2011

mercoledì 27 ottobre 2010

Solvay, il 14 dicembre al via il processo

Il 14 dicembre partirà il processo contro la Solvay Solexis/Arkema per l'inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo, emerso nel 2008 con la dispersione nella falda acquifera di cromo esavalente.

Gli imputati sono 38. I capi d'accusa sono avvelenamento doloso e dolosa mancata bonifica. L'associazione Medicina Democratica, insieme a un centinaio di residenti della Fraschetta ed ex dipendenti della Solvay che in questi anni hanno riportato danni fisici e psicologici, si costituirà parte civile, per ottenere risarcimenti.

Secondo l'associazione, la Solvay sarebbe stata sempre a conoscenza della presenza nel sottosuolo di sostanze inquinanti. Chi vuole presentarsi come parte civile al processo, può contattare Medicina Democratica al numero 3470182679. La Solvay non ha ritenuto necessario commentare l'iniziativa di Medicina Democratica.

dal sito di RadioGold

lunedì 27 settembre 2010

Casale Chiama Ciriè. IPCA: storia d'una strage
Venerdì 1° ottobre a Casale Monferrato

Raccontare per non dimenticare. E' questo l'impegno dell'associazione casalese Voci della memoria, nata da pochi mesi, ma già molto attiva sul territorio per dare parola alle ingiustizie, quelle del lavoro, quelle di un'Italia che dimentica troppo spesso le sue vittime, protagoniste di storie ormai passate sotto silenzio. Come le vittime della tragedia della fabbrica IPCA di Ciriè. Si racconterà la loro storia venerdì 1° ottobre, al circolo Pantagruel di Casale Monferrato (via Lanza 28), alle ore 21.

A ricordare, spiegare e raccontare saranno Daniele Stella, figlio di Albino operaio Ipca, Cinzia Franza, figlia di Benito operaio Ipca, assessore al Comune di Ciriè, e Paolo Randi ex-operaio Ipca, un sopravvissuto di quella fabbrica che ha ucciso praticamente tutti i suoi dipendenti.

Fondata nel 1922 dai fratelli Sereno e Alfredo Ghiotti nel territorio della frazione Borche, l'Industria Piemontese dei Colori di Anilina(IPCA) è passata alla storia per una tragica vicenda di inquinamento ambientale e per i moltissimi lavoratori deceduti per cancro alla vescica. Oltre 200 le vittime di una strage silenziosa che è potuta emergere solo grazie alla strenua lotta di due operai, Albino Stella e Benito Franza, entrambi malati di un tumore alla vescica che li porterà alla morte, ma forti abbastanza per presentare denuncia nel 1972 contro la fabbrica assassina.

Si racconterà la loro storia venerdì a Casale Monferrato, la storia della famiglie, del duro lavoro in fabbrica, delle troppe scomparse una dopo l'altra. In platea una presenza importante: i membri dell'Associazione Famigliari e Vittime Amianto, testimoni e protagonisti della lotta più grande di Casale Monferrato, quella contro la Eternit.

Per contatti e informazioni: info@vocidellamemoria.org, luca@vocidellamemoria.org, diego@vocidellamemoria.org, pamela@vocidellamemoria.org. Tel: 392.7449176